Il ricattatore dei video hard imbarazza anche la Merkel

nostro inviato a Pescara
Vantava amicizie altolocate. Raccontava di frequentazioni importanti. Millantava determinati rapporti quand’erano, al massimo, incontri occasionali. Ernano Barretta, il santone della setta di Pescosansonesco, compare del playboy svizzero che ha estorto 7 milioni di euro a Susanne Klatten (la proprietaria della Bmw) secondo la polizia aveva manie di grandezza e protagonismo, anche se tra le persone che frequentavano lui e il suo agriturismo ai piedi del Gran Sasso c’erano effettivamente vescovi, generali, imprenditori, politici.
Così, quando i poliziotti hanno fatto irruzione nel cottage a caccia dei filmini che la coppia Barretta-Sgarbi ha girato all’insaputa delle ricche signore tedesche, sono rimasti per un istante senza parole quand’hanno notato una foto alla parete: quella in cui la cancelleria Angela Merkel sembra salutare, distrattamente, Barretta. Se quello scatto sia o meno un fotomontaggio, come sospettano gli inquirenti, poco importa a chi conduce le indagini. Vera o falsa che sia quell’immagine ovviamente non ha nulla a che fare con i retroscena scabrosi dell’affaire. Agli inquirenti, però, serve comunque a rimarcare la capacità di Sgarbi e di Barretta di penetrare e inserirsi in un giro «importante» che, in Germania, sfiora anche la politica. Due delle quattro signore miliardarie tedesche ricattate dal play boy svizzero, frequenterebbero il jet set, i salotti che contano. Ed è in questo giro, sospettano gli investigatori, che Sgarbi e il suo compare italiano Barretta potrebbero aver portato a termine molte altre truffe nei confronti di vittime eccellenti rimaste, per volontà delle stesse, volutamente sconosciute. Intanto, dal carcere, Ernano Barretta dice la sua con una lettera. Respinge con forza, e un pizzico di ironia, ogni accusa. «Sono figlio di contadini, padre e madre umili (...). Emigrante per fame, ho costruito con più di 40 anni di lavoro e sacrificio, tutto quello che oggi viene considerato il patrimonio di un truffatore, un santone, un impostore. Ma come? Fino a poco tempo fa ero citato come colui che aveva realizzato un paradiso (...). Ma almeno un punto interrogativo, un “se fosse vero”, un dubbio, una semplice allusione al fatto che potrei anche essere estraneo alla vicenda nessuno lo dice». Quanto alla Klatten, Barretta è categorico: «Spero che Dio mi aiuti e che riuscirò a dimostrare la mia estraneità a questa vicenda. Non sono neanche conosciuto da questa donna, lo ammette lei stessa, donna di cui non si fa il nome perché non la si può infangare. Ma come potrò spiegare alla mia famiglia, ai miei amici, ai circa 9.000 clienti, a tutte quelle personalità che mi onoravano della loro amicizia e che sceglievano la mia struttura addirittura celebrandoci messe solenni, che non sono un dongiovanni incallito, un Rocco Siffredi (il pornoattore, ndr). Ma mi avete visto?». Concludendo: «E se anche fosse vero, poniamo per ipotesi ma non è così, fosse vero ciò di cui mi si accusa, io avrei truffato una ricca imprenditrice, una singola persona, ma di certo non ho truffato migliaia di cittadini in primis e lo Stato italiano, appropriandomi di denaro pubblico con cifre stratosferiche, creando un’associazione a delinquere (...). La legge italiana prevede che fino a sentenza definitiva, l’imputato è da ritenersi innocente, questo vale per me come per quelle altre persone di cui parlavo prima. Quello che non capisco è la diversità di trattamento».