Ricatto energetico della Russia agli Usa

Se Mosca sarà tenuta fuori dall’Organizzazione mondiale del commercio, gli Stati Uniti saranno esclusi dagli enormi giacimenti di gas del Mare di Barents

da Mosca

Dopo la «guerra del gas» con l’Ucraina il Cremlino brandisce l’arma del metano contro gli Stati Uniti: le compagnie americane - questa la minaccia, nemmeno troppo velata - potrebbero essere tenute fuori da una serie di colossali progetti energetici se la Casa Bianca frapporrà ulteriori ostacoli all’ingresso della Russia nel Wto, l’organizzazione mondiale del commercio.
L’esclusione riguarderebbe in particolare il «progetto Shtokman», cioè lo sfruttamento di un enorme giacimento di gas nel Mare di Barents. Così almeno sostiene Dmitri Simes, uno dei più rispettati esperti americani di cose russe.
«Un legame formale non esiste, ma ufficiosamente è chiaro che che se la candidatura russa al Wto verrà bloccata si farà molto difficile la partecipazione di compagnie americane al progetto Shtokman e agli altri grandi progetti energetici. È un legame così ovvio che non c’è nemmeno bisogno di esplicitarlo», afferma Simes, capo del «Nixon Center» di Washington, in dichiarazioni riportate ieri con grande risalto dal Moscow Times. Dello stesso avviso è Ariel Cohen, anch’egli a capo di un think tank conservatore di Washington (Heritage Foundation), reduce da una serie di contatti con alcuni vip del governo russo.
Come già avvenuto in occasione del braccio di ferro con l’Ucraina, costretta nel gennaio scorso ad accettare per il metano un raddoppio del prezzo dopo una brutale chiusura dei rubinetti, anche per il progetto Shtokman il grande mattatore è la società Gazprom.
Il colosso statale russo del gas ha individuato nei fondali del Mare di Barents - a 550 km a nord-est di Murmansk, oltre il Circolo Polare Artico - un giacimento che conterrebbe, secondo le ultime stime, 3.700 miliardi di metri cubi di metano.
Nelle prossime settimane Gazprom - docile e possente strumento nelle mani del Cremlino - dovrebbe annunciare i partner stranieri pronti a investire per lo sfruttamento di quel mega-giacimento, e due compagnie americane - Chevron e ConocoPhilips - sono in lizza assieme ai francesi di Total e ai norvegesi di StatOil e Norsk Hydro.
Fonti diplomatiche occidentali a Mosca non hanno confermato né smentito l’esistenza di un legame Wto-Shtokman, ma hanno auspicato che Gazprom operi in base a «criteri esclusivamente commerciali», il che dovrebbe favorire la cooptazione di una compagnia americana: i russi vorrebbero infatti vendere in Usa una buona parte di gas liquefatto del progetto Shtokman, e hanno bisogno di un partner locale per l’accesso a quel mercato.
Più in generale queste fonti hanno comunque riconosciuto che tra Russia e Stati Uniti i rapporti si sono fatti negli ultimi tempi progressivamente più difficili. A Washington c’è allarme per l’«involuzione democratica» del presidente Vladimir Putin, evidente nelle sue tendenze «iper-centralizzatrici», mentre a Mosca cresce il sospetto che la Casa Bianca voglia tagliare le gambe a una Russia ritornata di nuovo potenza di prima grandezza grazie alle enormi riserve di gas e petrolio.
Un segno vistoso del deterioramento registratosi nei rapporti malgrado «l’amicizia» tra Putin e George Bush è la mancata luce verde degli Stati Uniti all’ingresso della Russia nel Wto a causa di tre contenziosi ancora aperti (sui servizi finanziari, sulla violazione dei copyright e sull’agricoltura). Putin di recente ha tuonato pubblicamente contro gli accresciuti «ostacoli» frapposti dagli Usa. In effetti la situazione è paradossale: la Russia post-comunista, in faticosa marcia verso l’economia di mercato, quest’anno ha la presidenza di turno del G8, il club delle più importanti democrazie industriali, ma finora ha bussato invano alla porta del Wto.
Sia o no la minaccia di ritorsioni contro le compagnie americane per il progetto Shtokman, un diplomatico occidentale di alto rango ha sottolineato ieri che «con uno sforzo di entrambe le parti» gli Stati Uniti potrebbero avallare l’ingresso della Russia nel Wto prima ancora del vertice G8, in calendario a San Pietroburgo per metà luglio.