Il ricatto di Gheddafi costa 461 milioni all’Ue

In Libia hanno patito le pene dell’inferno per otto anni, a un passo dalla forca, ma da ieri all’alba sono finalmente libere le cinque infermiere bulgare, assieme al medico di origine palestinese, accusati ingiustamente di avere infettato oltre 400 bambini con il virus dell’Hiv. Un lieto fine che non può far dimenticare l’assurda realtà di questa vicenda, con l’Europa pronta a piegarsi a una specie di «ricatto» di Stato. Tutti sapevano che le infermiere e il medico, condannati a morte, erano innocenti e sono stati utilizzati, fin dall’inizio, come capri espiatori per coprire le gravi manchevolezze della sanità libica.
La liberazione di sei innocenti è avvenuta grazie a un maxi accordo fra l’Unione Europea e il regime, non proprio liberale, del colonnello Muammar Gheddafi. Uno sdoganamento definitivo in cambio di un atto di giustizia dovuto. Inoltre sta venendo fuori che alla fine saremo noi europei a pagare i 461 milioni di dollari di compensazione versati alle famiglie di altre vittime innocenti, i bambini infetti a causa della mancanza di igiene dell’ospedale di Bengasi, dove è avvenuto il contagio. Non solo: il «ricatto» di Stato si è trasformato davanti ai media internazionali in un grande successo diplomatico della famiglia Sarkozy, con la moglie del presidente francese, Cecilia, che ha rubato la scena all’Unione Europea. A bordo di un aereo della presidenza francese, i sei «ostaggi» sono decollati ieri mattina da Tripoli diretti a Sofia.
Nella capitale bulgara, fra un tripudio di fiori, travolti dall’abbraccio dei familiari, li ha accolti il presidente, Georgi Parvanov. La grazia era già stata firmata, anche per il medico palestinese che aveva ottenuto la cittadinanza bulgara. Da un punto di vista tecnico le autorità libiche hanno solo «estradato» i prigionieri, che rimanevano condannati all’ergastolo per colpe mai commesse. La pena era stata commutata dalla sentenza capitale che pesava sulle loro teste, e in teoria avrebbe dovuto essere scontata in patria. «Mi hanno picchiato, riempito di pugni e torturato in diversi modi – ripete fra le lacrime Valentina Siropulo, una delle infermiere, ai microfoni di Sky Tg24 –. Alla fine sono stata costretta a confessare una cosa che non ho mai commesso».
La tremenda ingiustizia, comprovata dalla parola di scienziati di fama internazionale che hanno dimostrato come il contagio fosse iniziato prima dell’arrivo delle infermiere all’ospedale di Bengasi, è stata pagata a peso d’oro. Tripoli e l’Unione Europea hanno firmato un accordo, che sdogana definitivamente Gheddafi dopo la sua lunga infatuazione per i terroristi. Le esportazioni libiche verso l’Europa vengono favorite, e saranno forniti aiuti nella lotta contro l’immigrazione illegale. Inoltre sono previsti finanziamenti per il patrimonio archeologico libico e facilitazioni nel rilascio dei visti.
L’aspetto più complesso del «ricatto» è che l’Europa si impegna a migliorare la lotta all’Aids in Libia e di fatto rimborsa i 461 milioni di dollari, uno a testa circa, già versati alle famiglie dei piccoli infettati dal virus. Lo ha ammesso l’eurocommissario alle Relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, che era a Tripoli per firmare l’accordo ed è ripartita con i bulgari scarcerati. Non è chiaro chi tirerà fuori i soldi versandoli sul cosiddetto Fondo di Bengasi, che per ora è finanziato da Stati Uniti, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Francia. La Commissione Europea ha previsto di versare 12,5 milioni di euro, e probabilmente toccherà anche all’Italia versare una quota.
La situazione si è sbloccata dopo l’arrivo a Tripoli domenica sera della moglie del presidente francese, Cecilia Sarkozy. La first lady di Parigi, assieme all’austriaca Fererro-Waldner, sono state ricevute da Gheddafi. Lunedì è stato firmato l’accordo con l’Ue, poi le due donne sono volate a Sofia, con gli innocenti finalmente liberi. Oggi a Tripoli è atteso lo stesso presidente francese, Nicolas Sarkozy, per incassare l’ultimo tributo di immagine di questa brutta storia e stringere la mano a Gheddafi.
Il colpaccio della famiglia Sarkozy non è piaciuto a molti Paesi europei, tra cui l’Italia, la Germania e la Gran Bretagna, che hanno espresso la loro irritazione.