Il ricatto inaccettabile della Romania

Già sotto accusa, e costretti a difendersi alla vigilia di sacrosante decisioni per la sicurezza nazionale, un’esigenza tanto sentita che è anche per questo che il centro destra ha vinto le elezioni? Non scherziamo, per favore. Nei prossimi giorni il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, presenterà il decreto sulla sicurezza, concordato con i responsabili di Giustizia e Difesa, e l'immigrazione clandestina diventerà reato. La misura è condivisa da molti Paesi europei, la Francia gollista di Nicolas Sarkozy e la Spagna socialista di José Luis Zapatero, tra poco alcune norme potrebbero diventare direttamente europee.

C'è infatti un consenso ampio che la libera circolazione dei cittadini, sacrosanta, non può trasformarsi in libera circolazione dei criminali, che il carcere fino a diciotto mesi sia una misura equa, che i governi con forte emigrazione debbano farsi carico dei propri compatrioti e riprenderseli se non rispettano le leggi. Meglio tardi che mai. Non conosciamo ancora i dettagli del provvedimento, che già parte la ormai abituale, subdola, a ben leggere ricattatoria, dichiarazione di un esponente del governo romeno. Peccato, così non si va lontano. «Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in Italia siano lesi, e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola», dichiara infatti il ministro della Difesa, Teodor Melesanu. «Siamo convinti che esista un reale interesse affinché le relazioni tra Romania e Italia, che sono ottime, siano protette dalle conseguenze negative di certe misure che potrebbero danneggiarle», prosegue, ricordando le circa 25.000 imprese a capitale italiano in Romania e «il contributo dei romeni che lavorano in Italia al Pil della Penisola ». Il ministro ha poi definito «debole» l'impegno delle autorità italiane ad attingere ai fondi dell'Unione Europea destinati all' integrazione sociale dei rom, e ha concluso che «il governo romenoe il Partito nazionale liberale seguono attentamente le evoluzioni in Italia, con l'insediamento del nuovo governo».

Il ministro romeno può stare naturalmente tranquillo, non ci saranno espulsioni di massa, come ha già dichiarato il ministro degli Esteri, ex commissario europeo, e buon diplomatico per carattere ed esperienza, Franco Frattini. Ma il punto non è questo. Nel 2004, il governo Berlusconi stabilì una moratoria per i nuovi dieci Stati membri sugli ingressi per lavoro subordinato. Il governo Prodi decise di non reiterarla, mentre per Romania e Bulgaria, entrate il primo gennaio 2007, fu ancora il governo Prodi ad aprire le frontiere a bulgari e romeni. La decisione fu presa dietro insistenza del ministro alle Politiche comunitarie, Emma Bonino, e del ministro degli Interni Amato, che una settimana prima aveva firmato a Bucarest un protocollo di collaborazione con la polizia romena. Insomma, il governo di centrosinistra rinunciò volontariamente alla moratoria per limitare la libera circolazione dei cittadini di questi due nuovi Paesi. Quanto al governo romeno, prese un impegno che prevedeva una maggiore collaborazione ed una vigilanza sui propri delinquenti. L'impegno è stato totalmente disatteso, e il passato governo italiano, ai primi segnali di violazione, non ha reagito. Nell'ultimo anno, invece, la Romania è diventata un Paese sicuro. I furti e gli scippi sono diminuiti del ventisei per cento, le rapine del settanta, praticamente scomparse anche le violenze sessuali. Lo dicono loro. I rom e i criminali romeni sono in Italia, questo lo sappiamo noi. Sapete perché? Il passaparola della malavita ha comunicato che nel nostro Paese tutto è permesso. Se la polizia ti prende, poi in qualche modo si esce, e c'è pure l'indulto. Caro ministro Melesanu, il Bengodi è finito.