AL RICATTO NON SI CEDE

Alessandra Mussolini ieri pomeriggio poteva andare al cinema. Magari a fare shopping. Poteva leggere un libro o ascoltare un disco. Magari mangiarsi un gelato al pistacchio. Qualsiasi cosa, comunque, sarebbe stata meglio di quello che ha fatto: è andata tra i rivoltosi di Chiaiano a fomentare la rabbia e a fornire alibi ai facinorosi anti-discarica. È inaccettabile che lo facciano i politici dell’estrema sinistra. È ancor più inaccettabile che lo faccia un deputato del Pdl. Se cercava un set per i suoi soliti show, be’, forse è meglio che si ritrovi un posto alla Pupa e al Secchione.
Non sono ammesse debolezze, in questo momento. Non sono ammessi cedimenti. L’altro giorno, quando il governo è sceso a Napoli per il suo primo Consiglio dei ministri, abbiamo commentato tutti, tirando un sospiro di sollievo: finalmente, lo Stato c’è. E si fa sentire. E allora bisogna dimostrarlo subito. Lo Stato non può tollerare che le sue decisioni siano discusse a suon di molotov e autobus incendiati. Questa volta si fa sul serio. Non si accettano ricatti.
Per troppo tempo in Italia siamo stati ostaggio delle minoranze. Per troppo tempo la voce sparata di mille urlanti ha cancellato la volontà della maggioranza silenziosa. Per troppo tempo bastavano due barricate, un po’ di fumo, le bandiere no global e le magliette di Che Guevara, un bivacco e un megafono, per bloccare qualsiasi iniziativa di interesse generale nel nome di qualche interesse particolare. Magari, pure, qualche interesse particolare inconfessabile. Adesso quelle barricate vanno spazzate via. Senza esitazione.
Ha detto l’onorevole Mussolini, nella sua sfortunata gita pomeridiana, che lei voleva stare «dalla parte della gente». Perfetto. Peccato non abbia capito nulla. «Stare dalla parte della gente» non significa stare dalla parte di chi scatena la guerriglia. «Stare dalla parte della gente» non significa aiutare chi ha la sola aspirazione di non risolvere mai il problema. Per troppo tempo le buone intenzioni di tanta brava gente sono state usate senza scrupolo per coprire affari illeciti, delinquenti incalliti e il business della camorra. Anche la solidarietà, in certe circostanze, può essere pericolosa, perché come m’insegnavano al liceo, la solidarietà con i malfattori si chiama associazione per delinquere.
Il ricatto è come al solito sottile. Perfido. Nei cortei mettono davanti i bambini che rimangono infortunati nel parapiglia. Poi ci sono donne e anziani inginocchiati in mezzo alla strada. Ho sentito in Tv uno di loro che diceva: «Non facevo nulla, ero lì con le mani alzate». Benissimo: ma se io mi metto con le mani alzate davanti a un medico che sta correndo a operare d’urgenza un malato e quel malato muore, io ho commesso un omicidio. Con le mani alzate. Occupare le strade è illegale, fermare i camion con la forza è illegale, bloccare le discariche pure. Nell’udienza di convalida dei tre arrestati di Chiaiano il Pm ha parlato di una vera e propria «guerriglia». E le mani (alzate o no) in questi casi devono finire ammanettate. Punto.
È finito il tempo dei finti ingenui, e anche degli ingenui tout court. Se qualche manifestante non ha capito che la sua giusta indignazione è diventata strumento di chi non vuole cambiare il Paese, pazienza. Se l’ha capito e fa finta di nulla, peggio per lui. Si proceda. Buttiamo in discarica i rifiuti e anche questo modo di bloccare il Paese. Termovalorizziamo la logica del no. Le discussioni si fanno nelle sedi istituzionali, non in una strada bloccata da un albero abbattuto con contorno di bombe carta. E quando una decisione è finalmente presa, la si trasformi in realtà. Senza incertezze, perché l’occasione è unica. In Campania, con la figuraccia mondiale dei rifiuti, lo Stato italiano aveva perso definitivamente la faccia. Ora ha la possibilità di riprendersene un po’.
Mario Giordano