Il ricatto della privacy

Dopo le lezioni di giornalismo alla rovescia, siamo passati direttamente alle minacce mafiose a mezzo stampa. Europa, un quotidiano semiclandestino che però come organo della Margherita succhia ogni anno oltre 3 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti, ieri, sotto un titolo eloquente – «Belpietro, che schifo» - pubblicava un corsivo anonimo (il coraggio innanzi tutto...), che esordiva così: «Speriamo per Belpietro che non abbia mai rubato una merendina all’asilo, fatto l’occhiolino a una ragazza (poverina), gonfiato le ricevute dei taxi. Che la sua famiglia e i suoi figli siano immacolati, angelici, nulla di meglio che trasparenti». L’avvertimento era chiaro, intimidatorio. Ti faremo la radiografia, ti terremo d’occhio. Stai attento, tu e la tua famiglia, che prima o poi te la faremo pagare. Seguivano insulti, tipo sei «una vergogna del giornalismo». Liberazione, quotidiano della sinistra rifondarola pagato sempre dai contribuenti, con poco meno di 4 milioni di euro, si è invece limitato a mettere Il Giornale sullo stesso piano dei talebani, definendolo un «quotidiano-canaglia (come direbbe Bush)», mentre al sottoscritto riserva l’appellativo di vicesicario, «vice perché», spiega il direttore del giornale comunista, «i giornalisti di norma sono sempre subalterni». I barbari naturalmente siamo noi, come ci è stato detto.
Il linciaggio è arrivato anche da altre tribune e da altri cari colleghi, con una violenza e un tono che non vedevo da tempo. L’obiettivo è quello di ridurci al silenzio, di farci tacere, di impedirci di raccontare la storia del tentativo di ricatto al portavoce del governo.
Ma non essendo certi di riuscirci, l’operazione è stata congegnata in tre mosse e l’intimidazione non è che la prima. La seconda prevede la ridicolizzazione. Parola d’ordine: sminuire, dire che il ricatto non c’è, che il fotografo si è inventato tutto, che quelle intercettazioni in cui si parla di fotografie di Silvio Sircana, fermo in auto mentre guarda un transessuale, sono la millanteria di una combriccola di allegroni, che di notte si divertivano a scherzare, parlando al telefono di scatti che avrebbero garantito un grande futuro a tutti loro, ma solo per gioco. La descrizione del trans, le tette di fuori, ovviamente anche quella è fantasia, tutte cose dette così per dire, per passare meglio la serata.
Le foto non ci sono, dice il fotografo: ma siccome da Potenza gli inquirenti confermano, ecco la terza mossa, studiata apposta per impedire che quelle istantanee finiscano stampate, magari sull’odiato Giornale. Il Garante della privacy ieri pomeriggio decreta d’urgenza che è vietato pubblicare le carte e i documenti dell’inchiesta di Potenza – sì, solo di quella – in particolare «tutto ciò che attiene alla vita privata delle persone e alla loro sfera sessuale». Chi violerà il divieto, che ha effetto immediato, sarà punito con il carcere da tre mesi a due anni e sarà perseguito civilmente.
Fino a ieri si potevano sbattere in prima pagina vallette, calciatori, imprenditori e gente comune con generale divertimento e senza il minimo scrupolo. Ma ora che la faccenda riguarda il portavoce del governo è arrivato l’altolà. Con la velocità di un fulmine si è messo il bavaglio alla stampa, anzi a noi. Le foto di Sircana sono vietate ai minori e ai maggiori di anni 18. L’onore è salvo. La vergogna invece è andata a puttane.