Il ricatto sulle grandi opere

(...) presentato il suo piano delle priorità, presentato ai presidenti delle Regioni, tra cui, anche se in posizione non preminente, aveva inserito il Terzo Valico dei Giovi. Nulla di nuovo, s'intende, solo un cadenzamento di interventi diverso rispetto a quanto fatto dal ministro Lunardi.
Ebbene a stretto giro di posta lunedì 20 novembre il presidente della commissione lavori pubblici del Senato, la talebana verde Anna Donati, ha stoppato Di Pietro con il più classico sgambetto della sinistra massimalista che vede, verdi, comunisti italiani e Rifondazione come in una «alleanza laica per il più becero conservatorismo».
Infatti, secondo Anna Donati, (che in passato ha fatto parte del consiglio di amministrazione delle Ferrovie ai tempi di Cimoli e quindi anche lei responsabile del disastro delle ferrovie, secondo quanto affermato dal nuovo amministratore Mauro Moretti), la lista delle opere presentata dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro,«non costituisce l'elenco delle priorità infrastrutturali del governo Prodi». Lo sottolinea in una lettera inviata al ministro stesso in cui puntualizza che «la Commissione Lavori pubblici potrà esaminare soltanto un piano degli interventi definito dal suo dicastero, di concerto con i ministri dei Trasporti (Bianchi - PDCI) e dell'Ambiente (Pecoraio-Verdi), ed adottato dal Cipe». Una dettagliata replica a Di Pietro, che nei giorni scorsi aveva diffuso il suo master plan delle grandi opere di cui ha mandato copia alla presidente della commissione Lavori pubblici del Senato. Sostanzialmente il messaggio è: «Caro Di Pietro non ti affannare a predisporre piani di sviluppo infrastrutturale tanto tu e il tuo movimento Idv non contate nulla e non siete in grado si tenere in scacco il Governo: Siamo noi, i verdi con i nostri soci comunisti, che facciamo la politica infrastrutturale in Italia e che siamo in grado di tenere sotto scacco l'esecutivo Prodi». La Donati, inoltre, rileva che il documento Di Pietro «costituisce l'insieme delle richieste dei singoli governatori, rielaborato dal suo ministero, ma non rappresenta, in alcun modo, la lista delle grandi opere su cui il governo Prodi è impegnato. Manca, infatti - spiega - quella concertazione prevista fra il suo dicastero ed i ministeri dei Trasporti e dell'Ambiente, all'interno della cabina di regia istituita presso il Cipe». «In proposito - ha proseguito la Donati - mi preme ricordare che, nel parere parlamentare approvato dalla maggioranza, sia in Commissione Lavori Pubblici sia nell'Aula del Senato, al Dpef 2007-2011 ed allegato infrastrutture, sono stati fissati i criteri per l'individuazione delle opere prioritarie. Criteri - sottolinea la Donati - volti a superare la legge Obiettivo e la sua sbagliata registrazione notarile e meccanica che proietterebbe nel futuro gli elementi negativi contenuti nelle scelte del precedente Governo». «Pertanto, il primo Dpef del governo Prodi ha disposto che - cita il parere parlamentare - si dovrà procedere con “una programmazione fortemente integrata con il Pgtl” (piano generale dei trasporti) e il suo aggiornamento (che spetta al ministro dei Trasporti il comunista Bianchi Pdci) che garantisca, per un verso, il coinvolgimento delle realtà regionali e territoriali e, per altro verso, il costante controllo e monitoraggio del Parlamento sugli investimenti»... «Ed inoltre - continua il parere - l'individuazione delle opere prioritarie deve avvenire sulla base di una valutazione ambientale strategica (di competenza del ministro dell'Ambiente il Verde Pecoraio Scanio) che abbia come obiettivi il riequilibrio modale verso sistemi a minore impatto ambientale come ferrovie e cabotaggio e la soluzione dei problemi di mobilità urbana nelle città». «Per queste ragioni, spiega sempre la Donati nella lettera, leggerò volentieri il documento che mi ha trasmesso, ma - puntualizza - le comunico, che la Commissione Lavori pubblici potrà prendere in considerazione, e discutere con molto interesse, solo un Piano di interventi infrastrutturali scaturito da un autentico processo di concertazione che, oltre le Regioni, coinvolga i ministri competenti, e che sia stato adottato dal Cipe». Infine, conclude la senatrice dei Verdi, «si renderà necessario sovrapporre il Piano concertato con la ricognizione sullo stato delle opere della Legge Obiettivo, approvata nell'ultima seduta del Cipe. Un passaggio imprescindibile, al fine di ottenere - conclude - un quadro concreto delle risorse disponibili e degli interventi realmente utili per la mobilità di merci e passeggeri nel nostro Paese». La domanda che vorrei porvi, cari lettori de il Giornale, è la seguente: può un Paese moderno, che ha voglia di rilanciarsi economicamente e contare in Europa, sottostare al ricatto di uno sparuto, quasi 5% di talebani conservatori verde/rosso/arcobaleno e pagare, in termini reali per i prossimi 10 anni 200 miliardi di euro, come ha dimostrato lo studio, presentato lo scorso 16 novembre, dell'Agici a causa di opere non realizzate? In Italia lo sviluppo di impianti e infrastrutture strategiche è stato rallentato o addirittura bloccato da fenomeni di opposizione sociale e ambientalista (anti governativi e spesso cavalcati per motivi elettoralistici come in Val Susa o a Genova) definiti come sindrome del Nimby (Not in my backyard - ovvero ovunque, ma non nel mio giardino), da lungaggini burocratiche, processi autorizzativi, difficoltà progettuali ecc.
Ebbene paradossalmente le istanze ambientaliste hanno avuto l'effetto opposto, ovvero quello di bloccare lo sviluppo di opere che andavano a migliorare direttamente le condizioni socio ambientale e quindi arrecando danno a tutta la collettività. Quale migliore esempio sono Genova e la Liguria per opere come la nuova autostrada avviata nel 1989, poi bloccata definitivamente nel 1992 dal presidente Burlando per accontentare uno sparuto gruppo di cittadini riunitosi in «Comitato contro» a prescindere, o il terzo valico dei Giovi di cui si parla ormai da cento anni? Meditate gente, meditate.