Riccò e Di Luca, le cime di Lavaredo del Giro d’Italia

Il giovane più rampante del nostro ciclismo vince la tappa, l’abruzzese stacca Simoni e Cunego e ipoteca la maglia: &quot;Sono l’Inter rosa&quot;. Secondo in classifica il <strong><a href="/a.pic1?ID=181157" target="_blank">discusso Mazzoleni</a></strong>

Tre Cime di Lavaredo - Le Tre Cime di Lavaredo sono due: Riccardo Riccò, il domani del nostro ciclismo, che vince la tappa, e Danilo Di Luca, l’oggi del nostro ciclismo, che di fatto vince il Giro. La tappa più bella e più cruenta dell’edizione 2007 emette il verdetto più nobile e più sincero. Rivederla alla moviola è utile e doveroso: per capirla e gustarla, per giudicarla e votarla.

Prima immagine, la vittoria di Riccò. Per piacere e per pudore, lasciamo subito stare la definizione di piccolo o di nuovo Pantani. Riccò è un 23enne che sta costruendosi un futuro. La settimana scorsa s’è giocato il Giro con la stupidaggine di Fiorano, rinunciando alla fuga che ha sconvolto la classifica per paura del nonnismo. Meglio, molto meglio nel tappone più difficile, dove tutti i nonni e i nonnismi possono tranquillamente andare a stendere. Riccò si muove col compagno Piepoli a cento chilometri dal traguardo. Alla fine, sulla verticale delle Tre Cime, l’anziano compagno lo aiuta a eliminare il colombiano Parra e a centrare la vittoria d’autore. «È il giorno più bello della mia vita», sintetizza tra mille parole di circostanza. Ma ancora meglio, dimostrando grande realismo, sintetizza la risposta a chi già comincia con i se e con i ma: «Inutile dire che potrei vincere il Giro, se non mi avessero spremuto nella tappa di Briançon. Varrebbe un altro se: se fossi in classifica, Di Luca non mi avrebbe lasciato spazio a cento chilometri dall’arrivo». Perfetto. In salita e in conferenza stampa. Voto 9.

Altra azione da rivedere più e più volte: Di Luca in maglia rosa che prima gestisce con calma l’attacco di Mazzoleni, quindi risponde a Cunego sui tornanti decisivi, infine tramortisce per l’ennesima volta la concorrenza d’alta classifica, arrivando solo. «Sì, mi sento un po’ l’Inter rosa. Però mi manca ancora qualcosa, per sentirmi sicuro nell’ultima cronometro di sabato. Mi resta l’arrivo dello Zoncolan, mercoledì: spenderò tutto quello che mi resta proprio lì. Voglio vincere a qualsiasi costo questo Giro. Però lo ammetto, già adesso ci sono molto vicino». Non si sottovaluti: il Giro l’ha già in banca. Voto 9.

Alla moviola sembra di rivedere anche Cunego, ma purtroppo è a velocità naturale. Sulle Tre Cime di Lavaredo ricompare il solito punto interrogativo di tutto questo Giro: troppo forte per essere un comprimario, troppo impacciato per essere una star. Il Piccolo Principe pedala stabilmente in un limbo, dove coltiva idee grandiose e realizza giusto il minimo. Con la testa c’è, perché qualche volta prova a scattare. Ma con le gambe decisamente no, perché bastano tre pedalate del succitato Di Luca per mortificare l’assalto. È dal via in Sardegna che Cunego dice di aspettare la terza settimana, confidando sulle proprie doti indiscutibili di fondista. Ma adesso che la terza settimana è cominciata, già si accorge di essere paurosamente in ritardo, ma soprattutto tremendamente anonimo. È sempre lì coi primi, ma è sempre il primo a soffrire. Piccolo Principe, Principe Piccolo. Voto 6-.

Moviola seppiata, come un’immagine d’epoca, per Gibo Simoni. Il traguardo più atteso mette a nudo i sopraggiunti limiti di età. È ancora l’ultimo, dei favoriti, a contemplare la schiena dell’irresistibile Di Luca, ma come direbbe Civoli «non entra mai in partita». Giornata sulle ruote, e anche un po’ sulle gambe. Se Riccò si aggrappa al futuro, l’impressione è che Gibo debba ormai aggrapparsi al passato. A 36 anni, ne ha pure il diritto. Comunque, voto 7.