Riccardo Chailly, dai fasti di Lipsia alla Scala

Il maestro dirige il concerto che dà il via alle celebrazioni In programma anche il finale della «Turandot» di Berio

Casa Ricordi duecento anni. Casa Ricordi e Rossini, Verdi, Puccini. Giulio Ricordi, il punto d'arrivo, l'editore vicino a Puccini pure compositore con lo pseudonimo di Jules Burgmein. Anche lui, con una pagina da La secchia rapita da Tassoni, parte dei festeggiamenti che questa sera fanno tornare alla Scala Riccardo Chailly. Direttore che ha dalla sua una vita di frequentazione dell’editrice. Dapprima come figlio del compositore Luciano, poi come topo di biblioteca del caveau di via Salomone dove non manca di imbattersi nella prima edizione a stampa della Fanciulla pucciniana con tanto di correzioni di pugno Toscanini.
Già, Puccini. Un autore che vede in Chailly uno degli interpreti più autorevoli, e che il direttore sceglie nel momento meno noto del finale di Turandot versione Berio. L'ultima opera del “sor Giacomo” rimase infatti incompiuta. E alla prima Toscanini depose la bacchetta dopo «tu che di gel sei cinta». Sul perché dell’«incompiuto» s'è parlato tanto. La morte giunta troppo presto oppure la sostanziale estraneità della principessa cinta di gelo alla poetica dell'autore? C'erano già i due finali di Alfano. Ma così modesti che nel 2002 fu proprio Chailly a dirigere per la prima volta l'opera con un terzo finale firmato Luciano Berio. Lo stesso che torna oggi per chiudere su una dissolvenza di sapore orientale preceduta da battute che conoscono la curiosità intellettuale dell'autore. Uno, monopolio Ricordi, che si distingue dagli altri autori della «Giovane Scuola» scoperti e lanciati da Sonzogno, perché febbrile, instancabile, sempre aggiornato. Se Turandot chiude, il concerto apre nel segno di Giulio. In mezzo le danze che Verdi scrisse per l’Otello parigino e quelle che Rossini compose per il Tell quale tributo al grand-opéra. Dunque musica d'opera, ma desueta e a tratti sconosciuta. La nostra Filarmonica è diretta da uno che può vantarsi di essere il primo italiano al quale Lipsia, prestigiosa mecca della cultura mitteleuropea ottocentesca, ha messo in mano le sue sorti musicali. Dal Gewandhaus alla Staatsoper e dal teatro «leggero» alla Thomaskirche il cui Cantor, Georg Christoph Biller, è oggi solo il sedicesimo dopo Bach. Che dire? Chapeau.