Riccardo Muti: «Un grande artista in difesa della fratellanza»

Lo piange tutto il mondo, ora che il suo magico violoncello Stradivari Dupont del 1711 tace per sempre. Mstislav Leopoldovich Rostropovich era nato il 27 marzo 1927 a Baku nell’Azerbaigian in una famiglia di musicisti ebrei. A dieci anni il padre lo avviò al violoncello, a quindici anni tenne il suo primo concerto, a sedici entrò al conservatorio di Mosca, dove studiò anche composizione e direzione d’orchestra, ed ebbe fra i suoi insegnanti Shostakovich e Prokofiev. Successivamente si perfezionò alla scuola del grande Pablo Casals. I precoci successi gli ottennero il Premio Stalin, massima onorificenza sovietica, nel 1950. Nel 1955 sposò il soprano Galina Visnevskaja e l’anno dopo si esibì alla Carnegie Hall di New York, iniziando così una folgorante carriera artistica. La fama internazionale non lo protesse dalle persecuzioni politiche: nel 1974 lasciò l’Unione Sovietica, nel 1978 fu privato della cittadinanza. Oggi lo piange Mikhail Gorbaciov che nel 1990 gli restituì la cittadinanza sovietica: «Se ne è andato un grande uomo che ha fatto molto per la Russia e per il mondo e continuerà a vivere nella nostra memoria». Lo piange Riccardo Muti: «Una delle figure più straordinarie del nostro tempo. Il grande artista era una cosa sola con l’uomo sempre in strenua difesa della fratellanza e della libertà. Sono sempre stato affascinato dalle sue formidabili idee musicali». Il direttore d’orchestra e il Maggio Musicale fiorentino (Rostropovich era cittadino onorario di Firenze) gli dedicano questa sera la prima di «Orfeo ed Euridice» di Gluck. Lo piange il violinista Salvatore Accardo: «Si era contagiati dalla sua felicità. Per lui la musica era gioia e vita». Domani, dopo i funerali nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, Rostropovich verrà sepolto nel cimitero monumentale di Novodevichy, lo stesso dove riposa anche Boris Eltsin.