Ricchi doni all’Iran per fermare il nucleare

Washington disposta a offrire tecnologia nucleare civile

Gian Micalessin

Javier Solana è arrivato, la busta delle promesse è stata aperta e anche l’incredulo Alì Larijani ha sgranato gli occhi. I regali promessi da Stati Uniti ed Unione Europea in cambio d’una sospensione del programma nucleare iraniano sembrano al di là d’ogni ottimistica previsione. Certo nessuno li conosce nel dettaglio e non esiste ancora una lista ufficiale, ma le indiscrezioni fatte trapelare dalla diplomazia internazionale parlano di un pacchetto ricco e generoso. Un pacchetto dove gli iraniani possono - con un po’ di buona volontà - trovare tecnologia nucleare «made in Usa» come ricambi originali della Boeing e di altre compagnie statunitense per la loro dissestata flotta aerea. E non solo. Altre voci parlano dell’impegno a favorire l’entrata dell’Iran nell’Organizzazione del Commercio mondiale e confermano l’indiscrezione - già circolata - sulla fornitura di un reattore ad acqua leggera per la produzione di energia nucleare pulita e pacifica. Un pacchetto che si aggiunge all’apertura politica - già annunciata dal segretario di Stato Condoleezza Rice - quando ha delineato, in caso di sì iraniano al blocco nucleare, l’avvio del primo negoziato diretto in 26 anni di tormentati rapporti.
Alì Larijani si è ben guardato dal ringraziare o dal dirsi stupito, ma non ha neppure sbattuto la porta in faccia al capo della politica estera europea. Dopo la presentazione delle proposte seguita da un colloquio con Solana il capo dei negoziatori iraniani ha risposto con un comunicato misurato, ma in fondo positivo. Il pacchetto d’incentivi, approvato a Vienna nella riunione allargata alla Germania dei Cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, contiene - secondo il capo del Consiglio di Sicurezza iraniano - «alcuni passi positivi» e «ambiguità ancora da chiarire... speriamo dopo aver esaminato le proposte in un altro giro di consultazioni e negoziati per raggiungere una conclusione logica e bilanciata».
Da Washington gli ha risposto indirettamente il portavoce della Casa Bianca Tony Snow ricordando che «una disamina concreta degli incentivi proposti sarà possibile se gli iraniani accetteranno di sospendere le attività di arricchimento e il trattamento dell’uranio».
Fonti iraniane hanno comunque definito «buoni» i colloqui dell’incontro Solana-Larijani e hanno chiarito che non vi sarà risposta formale fino a quando la proposta non sarà esaminata con più attenzione. Il documento deve insomma fare il giro dei centri di potere più importanti a partire dal supremo leader Alì Khamenei fino al presidente Mahmoud Ahmadinejad. Solo alla fine qualcuno deciderà. Certo le proposte sembrano allettanti. La più ghiotta per gli iraniani, anche se forse la meno ricca, è quella che cancella le vecchie sanzioni commerciali. L’offerta schiude le porte della Boeing e di altre compagnie aeronautiche, offrendo a Teheran la possibilità di rinnovare e aggiustare una flotta sempre più «cadente» nel senso letterale del termine. Sorprendente, se confermata, la disponibilità americana a concedere tecnologia nucleare per uso pacifico vista la passata contrarietà di Washington a qualsiasi progetto atomico, anche per scopi pacifici, di Teheran. La politica americana sembra insomma aver invertito rotta. Secondo qualcuno però il gigante s’è fatto buono nella convinzione che Teheran resti comunque contraria a sospendere la sperimentazione sull’arricchimento dell’uranio. Se accettasse, Teheran si ritroverebbe di colpo a giocare un ruolo da grande potenza regionale, in grado di trattare alla pari con Washington e di utilizzare liberamente la liquidità regalatagli dal greggio.
«Abbiamo avuto un buon incontro, ora il piano è sul tavolo iraniano e io spero in una risposta positiva» ha detto Solana al termine della visita, mentre il ministro degli Esteri iraniano Manouchedr Mottaki confermava l’impegno ad esaminare con attenzione le proposte.
Non è ancora chiaro, invece, se il pacchetto d’incentivi votati a Vienna contenga, come in una precedente versione, l’impegno americano a non attaccare l’Iran in caso di sospensione delle attività nucleari.
Solana nell’incontro di ieri ha lasciato in borsa la busta con le sanzioni previste nel caso di un secco no iraniano. Secondo alcune interpretazioni il capo della politica estera europea avrebbe preferito presentare solo gli incentivi per non turbare l’atmosfera e permettere agli iraniani di studiare con calma gli aspetti positivi delle offerte.