Ricchissimi, praticamente in mutande A Milano finti poveri a caccia di sussidi

Scoperte 144 persone ad alto reddito che si dichiaravano nullatenenti per ottenere esoneri: dalla mensa dei figli al ticket sanitario gratis

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Con casa in via Montenapoleone, gioielleria in centro e cespiti da 450mila euro si spacciava per indigente pur di ottenere una borsa studio per il figlio alla Bocconi da 2.700 euro. Ancora, titolare di una merceria (60mila euro di reddito) e proprietario di due appartamenti, sosteneva di essere nullatenente per non pagare la mensa scolastica ai figli, con retta da 150 euro al mese. Oppure l’imbianchino con ditta evasore totale, guadagna 80mila euro all’anno in nero e spunta il sussidio disoccupazione; l’ereditiera che dimentica i beni ricevuti dagli avi da 260 mila euro per abbassare il reddito e mandare i figlio gratis all’asilo. Insomma, l’almanacco dei falsi poveri non finisce qui, anzi, sembra appena iniziato.
Il Comando provinciale della Guardia di finanza di Milano ha infatti scoperto che nella metropoli tra i beneficiari di prestazioni sociali agevolate prosperano i furbi. Scovandone a centinaia.
Una casistica davvero nutrita di quelli che senza requisiti godono dei più disparati sussidi: chi ottiene bonus sociali, ticket sanitari gratuiti, il gratuito patrocinio, canoni agevolati e perfino l’esonero dalle tasse scolastiche. Su 450 segnalazioni ricevute da Comuni, Asl, Aler e istituti scolastici, le Fiamme gialle hanno così scoperto che un terzo delle denunce sono veritiere per 150 illecite percezioni. Tradotto in denaro significa che sono stati erogati benefici a finti indigenti per 3.897.193,64 euro, senza requisito alcuno.
Cosa rischiano i falsi poveri? Presto detto: costoro, 144 quelli finora individuati, sono stati denunciati in Procura per il reato di falso in atto pubblico commesso da privato, proprio per «l’indebita percezione di prestazioni dello Stato». Oltre al processo penale (rischiano poche settimane di carcere) dovranno pagare anche una sanzione amministrativa del 400 per cento superiore a quanto ricevuto.
Tra i falsi poveri scoperti dalle Fiamme gialle c’è un po’ di tutto. Tranne, ovviamente, i meno abbienti. Ecco il proprietario di una villa, di una palazzina con sette appartamenti a Legnano, in provincia di Milano, e di quote societarie per 250mila euro che si dichiara nullatenente pur di strappare un modesto assegno familiare. Ecco il commerciante di oli e grassi alimentari che incassa dalla Bocconi 3.700 euro di borsa di studio, autocertificandosi povero. Ecco il rappresentante di commercio, finora sconosciuto al fisco, che durante la verifica confessa che da tempo voleva mettersi in regola, dichiarando quel milione e mezzo di euro percepito ogni anno in nero. Ecco, infine, chi autocertificava un saldo sul conto corrente di zero euro, rispetto ai 60mila reali, pur di ottenere il contributo alla mensa scolastica da 1.500 euro.
Infatti, nella classifica dei rimborsi facili, l’esonero dalle tasse scolastische è tra i più ambiti, seguiti dall’esenzione del ticket sanitario. Tra rette, buoni mensa e quote dell’asilo sono quasi 2,5 milioni di euro, i soldi sottratti da «solo» 28 famiglie finite nel mirino delle Fiamme gialle.
A questi bisogna aggiungere 170 falsi poveri che sconosciuti completamente al fisco incassavano redditi in nero per altri 140 milioni di euro. In provincia sono state infatti scoperte 111 ditte individuali, 16 società di persone e 26 a responsabilità limitata che non presentavano dichiarazione dei redditi.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it