Ricci: "Le donne oggetto? Sono sui giornali di sinistra"

Riparte lo show di Canale 5 che mette alla berlina i furbastri d’Italia. Il patron di "Striscia" difende le sue veline e ironizza sui settimanali "moralisti" ma pieni di ragazze nude

Milano - Antonio Ricci, ovvero colui che - per cognome e per indole - fa la permanente al mondo della tv, dell’informazione e a quello che i politici più barbosi amano definire «il sistema Paese». Eccolo, come sempre in gran salute intellettuale e satirica, - affiancato dalla coppia Greggio/Iacchetti e dalle veline Federica e Costanza (e il resto della squadra è confermato in toto) - puntuale a presentare la nuova stagione di Striscia la notizia, la ventiduesima su Canale 5, corredata del sottotitolo «la Voce dell’Influenza». Volpina, più che suina, a rievocare una vecchia battuta di Ezio Greggio («Ma lo sa lei che è proprio un bel... volpino?»), storico conduttore del tg satirico, risalente ai tempi di Drive In. E la citazione non è casuale, visto che Ricci sceglie, come sempre, questa conferenza stampa di inizio stagione per togliersi più di un sassolino dalla scarpa e per difendere la sua creatura. Il momento storico lo richiede e, dopotutto, il Ricci lo può fare perché, scherza, «sono il migliore autore televisivo degli ultimi 150 anni». E qualsiasi riferimento è puramente voluto. Affilato il pizzo sempre più bianco (l’anno prossimo ne fa sessanta, ma dice: «sessualmente sono quasi in pace, ma a calcio le mie rovesciate al volo le faccio ancora»), ecco come il guru di Striscia dipana il proprio pensiero.

Veline e velinismo «Il tormentone estivo anti-Veline per noi è manna: il termine è stato abusato, si è parlato di scandali Veline & Schedine. Intanto, nessuna Velina è finita mai in alcun scandalo. E poi serve mettere i puntini sulle i». Ricci lo fa armandosi di un filmato in perfetto stile Striscia: riproduce paginate di stampa progressista (soprattutto “D” di Repubblica) dove la pubblicità voyeuristica al femminile si spreca, e contorna autorevoli articolesse sdegnose sul velinismo e il mercimonio del corpo della donna. La morale è presto servita: «In Italia si vive di doppiopesismo. Del concorso di Miss Italia non si dice una parola, delle Veline sì. Senza comprendere la nostra missione provocatoria e parodistica. L’immagine della donna da sempre è così in tv, e non è nata con me, o con Drive In.
Videocracy Ho visto quel film: dopo tutto ciò che è successo in estate, è già vecchio. E parte con una bufala: si imputa a Berlusconi un programma di spogliarelliste in bianco e nero di una tv piemontese, quando tutti sanno che la tv di casa Arcore è partita col colore. Citerò Gramsci: occhio a creare il demone a tutti i costi, perché poi si entra nel religioso, e se poi il demone ti sconfigge... Il fatto poi che il film finisca ringraziando Mediaset per la concessione delle immagini mi fa impazzire!».

«Drive In» Ricci difende la sua creatura: «Ora nei salotti gira la tesi che il declino morale del paese cominciò con Drive In. Persino Fuksas, l’architetto, ha rilasciato dichiarazioni sdegnate su quel mio programma, salvo poi accorgersi, dopo una mia telefonata, di essersi confuso con Colpo Grosso. Gli autori di Drive In, è bene ricordarlo, erano Elle Kappa, Gino & Michele, Disegni & Caviglia, Staino, la crème dell’intellighenzia umoristica di sinistra. In un periodo reale di censura, Drive In fu un momento di libertà d’espressione».
Libertà di stampa Stimolato sull’argomento, Ricci si concede una doppia battuta: «Certo che c’è un problema di libertà di stampa, se noi di Striscia abbiamo ricevuto 250 denunce, e se Staffelli, come richiesto dal pm di Roma, rischia 4 mesi di carcere per aver importunato Del Noce, mentre Del Noce, che ha spaccato la faccia a Staffelli, dovrà solo pagare 400 euro di multa».

La tragedia in Afghanistan La nuova edizione di Striscia potrebbe partire la sua corsa, con un handicap: lunedì 21 infatti si svolgeranno i funerali di Stato per i sei soldati italiani morti in Afghanistan e la partenza potrebbe essere posticipata a martedì.
Il saluto a Mike L’ultimo pensiero è per Mike: «Funerali di stato esagerati? Chissà. Quel che so è che Mike era entrato nel dna di questo paese. Noi lo abbiamo spesso preso in giro, eppure quel giorno, e i seguenti, eravamo tristi».