La Rice in Israele: pace vicina col ritiro da Gaza

Gli Usa collaboreranno al piano di demolizione delle case dei coloni ebrei. Abu Mazen: dateci le macerie per il porto

Roberto Fabbri

Condoleezza Rice sbarca a Gerusalemme e rilancia: il ritiro israeliano da Gaza nel prossimo agosto e un accordo tra Sharon e Abu Mazen sulla comune gestione dello storico addio sono impegni che devono essere rispettati, e gli Stati Uniti collaboreranno perché questo avvenga.
Il felice esito del delicato passaggio costituirà poi la base per l’effettiva attuazione del piano di pace sostenuto da Washington e denominato Road Map. Obiettivo finale è la storica pace tra israeliani e palestinesi, dopo oltre mezzo secolo di sanguinosi conflitti. Parlando alla televisione dello Stato ebraico, la Rice ha chiesto a Israele di collaborare attivamente con il successore di Yasser Arafat, «che è andato alle urne e ha detto voglio la pace con Israele». Al tempo stesso ha elogiato il premier israeliano Sharon per il «coraggio» che dimostra nel voler convincere i suoi connazionali dell’opportunità del ritiro da Gaza nonostante le difficoltà e le minacce di ribellione dei coloni.
Ma l’annuncio principale che la Rice ha fatto in Israele riguarda un accordo finalmente raggiunto sulla demolizione delle case dei coloni ebraici nella Striscia di Gaza, un punto sul quale erano sorti molti contrasti. «Israele e l’Autorità palestinese - ha detto il segretario di Stato americano - convengono sul fatto che le case dei coloni a Gaza devono essere rimosse. Inoltre, le parti lavoreranno a un piano per la demolizione e la bonifica. Gli Stati Uniti offriranno la loro collaborazione al progetto». Abu Mazen ha assicurato di voler lavorare di comune accordo con Sharon. La scelta di procedere alla demolizione delle abitazioni monofamiliari che caratterizzano i ventuno insediamenti ebraici nella Striscia si spiega con le differenti usanze degli arabi, che hanno famiglie molto numerose e dunque hanno bisogno di case più spaziose. È stato anche chiesto di poter utilizzare le macerie per i lavori di ampliamento del porto di Gaza.
La Rice ha assicurato a Sharon di voler discutere insieme con il governo israeliano del modo migliore per ottenere un ritiro da Gaza pacifico, ma ha ammonito che gli Stati Uniti da soli non hanno questo potere: soltanto israeliani e palestinesi, ha detto, possono garantire il successo del disimpegno. Sharon ha confermato la sua intenzione di avviare a metà agosto lo sgombero di tutte le ventuno colonie ebraiche nella Striscia, oltre che di quattro delle 120 presenti in Cisgiordania. Una mossa, ha detto, che potrà contribuire «a dare energia al processo politico» nell’ambito della Road Map. Tuttavia, ha aggiunto, questo potrà accadere solo «a condizione che i palestinesi diano uno stop al terrore, alla violenza e all’istigazione, smantellino le organizzazioni terroristiche, raccolgano le armi e applichino le necessarie riforme».
E ieri i palestinesi hanno ricordato al segretario di Stato Usa che la continua espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, la questione delle migliaia di prigionieri in mano israeliana e la costruzione della barriera al confine sono gravi problemi che devono essere risolti.

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