La Rice: mantenere gli impegni presi

Da Kabul, dove ha compiuto una visita-lampo, critiche allusive agli alleati sul contributo alla missione

Roberto Fabbri

Una visita-lampo e un messaggio chiaro: gli impegni presi saranno mantenuti. Condoleezza Rice ha trascorso ieri poche ore in Afghanistan, prima di ripartire alla volta di Mosca dove l’attendevano i colleghi del G8 e la patata bollente del nucleare iraniano; ma le ha usate per confermare la volontà americana di restare «fino alla vittoria» nel Paese sottratto al potere dei talebani alla fine del 2001, per esortare il Pakistan a una più convinta collaborazione militare con l’Afghanistan del presidente Hamid Karzai e - non ultimo - per ricordare a tutti gli alleati l’importanza del loro contributo.
«Tutti possiamo fare di più - ha detto tra l’altro il segretario di Stato americano -, tutti possiamo lavorare di più». Un messaggio, quest’ultimo, nel quale non è difficile leggere un riferimento agli attuali equilibrismi parlamentari dell’Italia, che sembra in grado di votare il rifinanziamento della propria missione in Afghanistan solo al prezzo di un suo ridimensionamento.
La Rice era consapevole che questa è una fase in cui Karzai incontra delle difficoltà: il terrorismo talebano rialza la testa, proprio nel momento in cui la coalizione militare guidata dagli Stati Uniti si prepara a trasferire alla Nato il comando nel sud dell’Afghanistan, e il presidente afghano viene criticato duramente in patria e all’estero per la lentezza con cui applica le necessarie riforme. Per questo ha ostentatamente difeso il ruolo di Karzai, rassicurandolo sulle intenzioni di Washington: «Non conosco nessuno - ha detto il segretario di Stato - che sia più rispettato e ammirato dalla comunità internazionale del presidente Karzai per la sua forza, la sua saggezza e il suo coraggio nel guidare il suo Paese prima alla vittoria contro i talebani e ora nella ricostruzione di un Afghanistan democratico e unito». Un futuro, ha aggiunto il ministro, «che si rafforza ogni giorno di più». «L’Afghanistan ha nemici spietati - ha continuato la Rice - ma che non riusciranno ad imporsi, non vinceranno, non permetteremo che questo accada».
Ma il segretario di Stato Usa non dimentica che i talebani hanno certamente scelto di tornare ad agire con pericolosa determinazione (proprio ieri un convoglio militare Usa è stato attaccato nella provincia meridionale di Zabul) in questo momento di transizione proprio per cercare di indebolire la motivazione degli alleati degli Stati Uniti in Afghanistan: la Rice ha osservato che il comune nemico «sta cambiando strategia». A tale scopo si è rivolta al Pakistan, criticato di recente da Karzai perché non avrebbe profuso il necessario impegno per combattere contro i talebani nascosti sulle montagne che fanno da confine tra i due Paesi. E nello stesso spirito ha rivolto le sue esortazioni agli alleati degli Stati Uniti in Afghanistan. «C’è una forza internazionale determinata a colpire alle fondamenta le aspirazioni di libertà dei popoli - ha osservato - ma non l’avranno vinta. Dobbiamo renderci conto che abbiamo un nemico comune. Possiamo fare tutti di più. Possiamo tutti lavorare di più e dobbiamo tenere costantemente sotto controllo la nostra strategia, assicurarci che stiamo rispondendo correttamente alla loro tattica, perché questo è un nemico pensante».
Prima di partire per la Russia, Condoleezza Rice ha fatto visita ai comandi dell’Isaf, al forza Nato in Afghanistan di cui fa parte anche l’Italia.