Rice sui voli Cia: abbiamo salvato vite europee

Sarà definitivamente chiarito il ruolo di Rocco Martino

Salvo Mazzolini

da Berlino

Sulla scottante questione dei voli fantasma della Cia e dei terroristi che sarebbero stati torturati da agenti americani in prigioni segrete, Condoleezza Rice si appella al senso di solidarietà e di realismo degli europei. Prima della sua partenza per Berlino, dove è giunta ieri sera, prima tappa di un viaggio in varie capitali del vecchio continente, la Rice ha definito infondate le notizie secondo cui la Cia avrebbe violato la sovranità di alcuni Paesi e torturato terroristi catturati illegalmente. Ma al tempo stesso ha ricordato che «il lavoro della Cia ha contribuito a salvare le vite di molti cittadini europei». «Grazie alle informazioni raccolte dai nostri servizi sono state evitate altre stragi. Sui dettagli delle operazioni di intelligence non è possibile dare informazioni per non comprometterne il successo. Ci aspettiamo che i Paesi europei condividano questo punto di vista».
Quindi nessuna ammissione esplicita su presunti atti pirateschi della Cia, ma una pesante richiesta perché i Paesi europei comprendano le condizioni del tutto eccezionali in cui viene combattuta la lotta al terrorismo islamico. In altre parole un invito a gettare acqua sul fuoco in nome dei comuni interessi. Una linea difensiva prevedibile, che tuttavia incontrerà non poche difficoltà poiché le smentite della Rice su eventuali colpe della Cia sono in netto contrasto con le ultime notizie che confermerebbero le violazioni dell'intelligence di Washington.
Mentre il segretario di Stato americano era in volo per l'Europa, il Washington Post ha rivelato che in maggio l'ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, Daniel Coats, informò l'allora ministro dell'interno, Otto Schily, che nel 2004 un presunto terrorista islamico era stato portato segretamente in Germania da dove fu poi portato illegalmente in Afghanistan a bordo in un aereo della Cia. Si tratta di Khaled el Masri, libanese con passaporto tedesco, catturato in Macedonia. Dopo cinque mesi di interrogatori in Afghanistan, gli americani lo liberarono perché si resero conto che lo avevano scambiato per un altro terrorista dal nome simile. Khaled fu riportato in Germania e ieri ha confermato la sua tremenda avventura: «Durante il volo fui drogato e in prigione mi torturarono».
Secondo il Washington Post l'ambasciatore americano nell'informare Schily sul rapimento di Khaled lo avrebbe pregato di tenere segreta la notizia. Particolare questo che ha reso ancora più esplosive le rivelazioni del quotidiano. Si sa che Schily ha trasmesso l'informazione all'intero vertice del governo Schröder, ma si ignora quali provvedimenti siano stati presi.
Insomma è un clima surriscaldato quello che la Rice trova a Berlino dove stamane si incontra con Angela Merkel. Nei giorni scorsi la Cancelliera aveva indicato il miglioramento dei rapporti tra Germania e Stati Uniti come una priorità della politica estera del nuovo governo e sulla questione dei voli fantasma aveva avuto toni tendenti a sdrammatizzare la vicenda. Ma dopo le nuove rivelazioni, che confermano almeno in un caso le violazioni della sovranità tedesca, dovrà pretendere spiegazioni chiare ed esaurienti. Come del resto le pretendono altri governi tra cui quello italiano. Il ministro degli Esteri Fini ha ricordato che il suo collega inglese, Straw, a nome di tutti i governi dell'Unione, ha inviato a Washington una richiesta di spiegazioni. «Poiché si tratta di una richiesta formale - ha detto Fini - ci aspettiamo una risposta formale».