Ricerca, 500mila nei cortei Mussi: condivido la protesta

L’ex Pm titolare delle Infrastrutture «presta» 50 milioni ai carabinieri

Francesca Angeli

da Roma

Professori, studenti e ricercatori insieme con i precari. E poi i Cobas della scuola, della sanità e dei trasporti. Un ingorgo di cortei e manifestazioni di protesta contro la Finanziaria ha invaso molte città italiane mandando in tilt il traffico romano, dove si sono concentrati addirittura tre cortei perché allo sciopero del mondo dell’Università e dei Cobas si è aggiunta pure la voce degli studenti che, nella loro giornata nazionale, hanno rivendicato il diritto allo studio.
Insomma evidentemente non era il ministro Letizia Moratti il nemico numero uno della scuola, lo spauracchio dei giovani visto che nelle piazze d’Italia sono andate a protestare complessivamente circa mezzo milione di persone anche se la Moratti non c’è più e il governo è in mano al centrosinistra. Ma la Finanziaria di Prodi fa molta più paura delle precedenti a professori, ricercatori e studenti perché c’è il rischio reale di non poter aprire aule e laboratori per mancanza di fondi. E il fatto che ci sia pure il ministro dell’Università e della Ricerca, il diessino Fabio Mussi, a condividere le ragioni della protesta non fa che rendere il quadro ancor più desolante. «Si doveva e si deve fare di più per questo settore», ribadisce Mussi che condivide «il richiamo» dei protestatari sottolineando che sono intanto stati trovati «altri 230 milioni di euro».
Promesse che non convincono quei precari che si definiscono «come il latte visto che abbiamo la scadenza» e quei ricercatori che urlano «era meglio se invece di studiare andavo a fare l’idraulico».
A sostenere le loro ragioni anche i sindacati confederali. Alla fine tocca proprio a Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, sottolineare tutta la delusione per le scelte di un governo che prima delle elezioni aveva indicato tra le priorità ricerca e università.
«Dopo i disastri fatti in tutti i settori dalle politiche di centrodestra tutto ci saremmo aspettati tranne che questo governo non assumesse con la forza la coerenza e il rigore necessari la centralità di questi temi e questa sfida - dice il leader sindacale - Qui ci va di mezzo il futuro del paese». Ed Epifani sottolinea come quello di ieri sia stato «il primo sciopero contro questo governo» come se ne avesse già pronti altri nel cassetto. Sugli errori della Finanziaria interviene pure il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «C’è bisogno di una politica per la ricerca, non di oboli - dice Angeletti - Come si può parlare di sviluppo se la ricerca e l’Università continuano ad avere il posto destinato alle cenerentole?».
I più preoccupati sono gli enti di ricerca che rischiano pure di perdere tutta la loro autonomia grazie alle norme contenute nel decreto fiscale che prevedono la possibilità di chiudere un ente anche con una semplice atto «regolamentare».
Il presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Roberto Petronzio, avverte: «Rischiamo di chiudere e di bloccare la nostra attività quotidiana di laboratorio oltre agli importanti progetti di collaborazione internazionale». Se si colpisce la ricerca, prosegue Petronzio, «con una manovra come quella 2007 significa avere conseguenze disastrose per gli anni futuri: il primo rischio è quello di perdere i fondamentali finanziamenti europei».