Ricerca Bocconi, sanità sotto accusa: gli esami inutili ci costano 35 milioni

Controllate 190mila cartelle cliniche del 2009. Le prestazioni inadeguate sono 25mila. Il 13% con errori e indicazioni incomplete del tracciato clinico

Le cartelle cliniche degli ospedali lombardi sono state controllate a tappeto, reparto per reparto. E le sorprese non mancano. Tanto che tra imprecisioni, prestazioni inappropriate o incompatibili, gli errori del 2009 arrivano a quota 24.700 su 190mila controlli. Tradotto in denaro, significa che gli sbagli, le cure e gli esami richiesti senza motivo sono costati 35 milioni di euro di rimborso delle tariffe. Cifra ora recuperata. Il 16,3% degli errori è stato riscontrato nel settore pubblico e il 7,6% nel privato. A dirlo è un’indagine realizzata da Cergas Bocconi nell’ambito dell’Osservatorio sull’assistenza sanitaria privata in Italia, e presentata da Confindustria Lombardia Sanità Servizi.

La ricerca scatta una fotografia della sanità pubblica e privata e mette in luce due punti di forza della Lombardia: l’alta specializzazione (con 62mila ricoveri ad alta complessità nelle strutture private e 580mila in quelle pubbliche) e la capacità di attrarre sempre più pazienti dalle altre regioni. Il privato lombardo, inoltre, ottiene oltre il 23,6% dei ricoveri effettuati ogni anno per pazienti residenti in altre regioni. Al secondo posto c’è il Lazio con il 21,7% e al terzo l’Emilia Romagna con il 12,1%. Peculiare della Lombardia è la forte concentrazione di Istituti di cura e ricerca a carattere scientifico (Irccs) privati: sono lombardi, infatti, il 52% degli Irccs e dei policlinici italiani a diritto privato. L’indagine rivela che i finanziamenti continuano a essere molto più elevati per il settore pubblico: per le funzioni non tariffabili, ad esempio, il pubblico riceve più dell’80% dei finanziamenti (circa 840 milioni di euro), contro il 17% del privato accreditato (180 milioni).
Ricerca interessante, non c’è dubbio.

Ma il direttore generale lombardo della sanità Carlo Lucchina chiede di fare un passo in più e lancia una proposta a Confindustria sanità e ai ricercatori: mettere a confronto i costi di alcuni grandi ospedali pubblici e privati. «Le sorprese non mancheranno di certo» anticipa. Come a dire che non è detto che il privato costi meno del pubblico. Lucchina, che nel cassetto ha già un’ampia documentazione sull’argomento («Ma non la svelerò nemmeno sotto tortura») suggerisce anche gli ospedali pubblici da prendere in considerazione nella ricerca: Niguarda, Spedali Riuniti di Bergamo, Istituti clinici di perfezionamento, San Paolo, Besta, San Matteo di Pavia e Sant’Anna di Como.

Vista la grandezza delle strutture, sull’altro piatto della bilancia potrebbero essere messi ospedali del calibro del San Raffaele. Mettendo a confronto la gestione dei bilanci, le spese e i costi si può capire cosa il privato può insegnare al pubblico e viceversa con l’obbiettivo di gestire «Accetto la proposta» accoglie subito l’invito Renato Botti, presidente Confindustria sanità Servizi. Tra un anno arriveranno i risultati. Nel frattempo la Regione Lombardia ha completato il suo studio sulla qualità delle prestazioni mediche: i tecnici hanno analizzato oltre 10mila ricoveri e a breve convocheranno gli ospedali per «le pagelle di fine anno» e per dire a ognuno cosa funziona e cosa no.