Una ricerca clinica sviluppata da medici italiani spiega dove nasce il reflusso gastroesofageo

La malattia da riflusso gastro-esofageo (che provoca bruciore allo stomaco e difficoltà nella deglutizione) è più diffusa di quanto si creda. In Italia colpisce il 20% dei soggetti di età compresa fra i quarantacinque ed i sessantacinque anni. Nella forma cronica ha come complicanza il «brachi-esofago» o esofago corto, che moltiplica il ritorno di sostanze acide provenienti dallo stomaco. I criteri diagnostici dell'esofago corto e la sua frequenza sono oggetto di studio da più di quarant'anni, per merito di due prestigiose équipe: la scuola bolognese dei professori Labò, Barbara, Fossati e la Scuola padovana del professor Peracchia.
Sandro Mattioli, cattedratico nell'università di Bologna, ha portato un contributo importante alla materia con uno studio multicentrico pubblicato il mese scorso dal prestigioso «Journal of Thoracic and Cardiovalscular Surgery» e presentato al Congresso mondiale sulle patologie esofagee, svoltosi recentemente a Budapest.
Questo studio ha seguito per due anni 180 pazienti (età media 56 anni) portatori di grave riflusso gastro-esofageo e già sottoposti ad intervento chirurgico. Con una nuova metodica (esofagi scopia) è stato possibile misurare la lunghezza e stabilire in conseguenza in quale area anatomica si palesano i meccanismi del riflusso.
Il professor Mattioli tiene a precisare che questo trial, da lui ideato e coordinato, è stato realizzato con la collaborazione dei centri di chirurgia esofagea diretti dai professori Ancona di Padova; Di Martino, Landino e Fei di Napoli; Rossi di Pisa; Rosati di Milano e Morino di Torino. L'importanza dello studio è confermata dal fatto che la sua presentazione sul «Journal of thoracic and cardiovascular surgery» è stata affidata al professor Frederik Paerson, dell'Università di Toronto, noto nel mondo per i suoi studi sulle patologie dell'esofago.
«A Toronto sono stato anch’io, vent'anni fa. Ho preferito tornare in Italia - dice Mattioli - e da allora mi sono dedicato agli studi sul riflusso gastro-esofageo, arrivando finalmente ad una conclusione che immagino migliorerà la qualità di un intervento chirurgico eseguito su migliaia di italiani».
La chirurgia dell'esofago è indicata quando la terapia farmacologica si rivela poco efficace o crea una dipendenza decisamente sgradita ai pazienti, ma deve essere praticata da specialisti che hanno una grande esperienza in questo campo (i centri che hanno partecipato a questo trial sono tra i più efficienti). I pazienti, sanno ora che in venti casi su cento devono fare i conti con un esofago «accorciato» dall'erosione acida dei succhi gastrici.