Alla ricerca delle radici, tra Napoli e Paolo Conte

«Uno spettacolo vitale, gioioso e ironico». È ciò che promettono gli Avion Travel, stasera nell’atmosfera intima del The Place. Sull’onda lunga del successo di Danson metropoli, il disco dedicato a Paolo Conte pubblicato a gennaio, la band casertana torna a Roma in formazione a quattro. «Ci adattiamo ai posti in cui suoniamo - spiega Peppe Servillo, voce della band - e il club dà l’opportunità di abbattere ogni mediazione, di comunicare direttamente con il pubblico. Inoltre, Roma è la nostra città di elezione e al The Place ci troviamo perfettamente a nostro agio». E dunque gli spettatori del locale di via Alberico II potranno guardare da vicino le mani dei musicisti, alle prese con gli strumenti e con le loro raffinate canzoni, e ammirare l’originale mimica facciale di Servillo, vero e proprio complemento scenografico dell'esibizione dal vivo.
Come sarà il concerto di stasera?
«Suoneremo i brani di Paolo Conte, i nostri classici e probabilmente anche il tema portante della colonna sonora di Lascia perdere, Johnny!, il film di Fabrizio Bentivoglio che ci vede coinvolti in prima persona. Io interpreto il ruolo di Jerry Como, un crooner confidenziale. E al The Place cercheremo di creare proprio un’atmosfera confidenziale».
Il film, in cui recita con suo fratello Toni, è stato accolto molto bene da pubblico e critica.
«Sì, è uscito da una decina di giorni e al festival di Torino ha avuto un buon successo. Nasce dai racconti a tavola del nostro chitarrista Fausto Mesolella, che hanno dato lo spunto a Bentivoglio per raccontare la provincia italiana degli anni ’70. Per noi, è anche un modo per fare i conti con ciò che ha originato la nostra sensibilità e il nostro modo di fare musica».
Recentemente avete annunciato di voler incidere un disco legato alla tradizione napoletana.
«È un’idea che coltiviamo da anni. Prima o poi dovremo confrontarci con quel paesaggio e quella umanità, come un attore che verso i 50 deve per forza fare uno Shakespeare. Il repertorio tradizionale napoletano è un patrimonio molto importante nel panorama musicale mondiale e, per affrontarlo bene, gli si deve dare una connotazione personale. Quindi, oltre che interpreti, si diventa anche un po’ autori. Da tanto tempo, in concerto, facciamo sempre canzoni napoletane, quindi ci stiamo avvicinando al progetto a piccoli passi. D’altronde, è una cosa che va fatta con delicatezza e rispetto».