Ricerca Fazio e Gelmini creano la rete dei cervelli italiani all’estero

Calcio d’inizio con qualche promessa del governo già incassata per la rete dei cervelli italiani, il network della ricerca sanitaria italiana nel mondo che collega gli scienziati che hanno lasciato l’Italia per lavorare (quasi la metà dei
ricercatori biomedicali italiani che sono andati all’estero per lavorare, esattamente il 45%, si sono recati negli Stati Uniti ma ad attrarre è anche il Regno Unito con il 15% delle preferenze dei cervelli del Bel Paese) . Il ministro della Salute Ferruccio Fazio e dell’Istruzione e Università Maria Stella Gelmini hanno promesso agli oltre mille ricercatori presenti a Cernobbio per il battesimo della «Rete» fondi ma anche regole di trasparenza, pronti ad accogliere i suggerimenti degli studiosi partiti verso ogni angolo del mondo. Fazio ha promesso di combattere «con tutte le sue armi» anche se spuntate per ottenere la defiscalizzazione della ricerca privata, consapevole che in Italia se ne fa poca. Per il ministro sarà anche utile agire sui brevetti. Gelmini, dal canto suo auspica che la prossima riforma dell’università per la quale sono stati trovati i fondi annunciati pochi giorni fa dal ministro dell’Economia Tremonti, possa essere strategica per contribuire al ritorno dei ricercatori italiani. Ad iscriversi alla Rete, che sta censendo la presenza degli italiani nei più prestigiosi centri di ricerca mondiali, sono stati già quasi 300 studiosi e fra questi compaiono nomi importanti come quello di Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute ad Houston in Texas. Il battesimo oltre alla cerimonia d’apertura alla presenza dei ministri sta offrendo confronto a 150 relatori. Ma più operativamente nel corso della due giorni di lavori (che si concluderanno domani) i ricercatori svolgeranno una serie di dibattiti «one to one» per avviare nuove prospettive di collaborazione di ricerca internazionale.