Ricerca, Nms verso la chiusura: cure a rischio

Il
più importante centro di ricerca sui tumori in Italia, rischia di
chiudere. Petizione dei medici per sostenere la ricerca: "Per i pazienti in cura l’interruzione del trattamento provocherebbe la
ripresa della malattia"

Milano - Il Nerviano Medical Sciences, il più importante centro di ricerca sui tumori in Italia, rischia di chiudere. La proprietà, la Curia Generalizia della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, chiede ad Unicredit di sbloccare una parte delle garanzie che ha in portafoglio, a fronte dei crediti erogati. La banca, interpellata, preferisce non commentare. In mancanza di una soluzione, afferma in una lettera inviata al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini il rappresentante legale dell’ente religioso, Natalino Poggi, l’assemblea prevista per venerdì 3 aprile dovrà procedere alla liquidazione della società che controlla il centro di Nerviano (Milano), fortemente indebitata, e il centro chiuderà, con la perdita di 600 posti di lavoro (dei quali 230 ricercatori e scienziati). "Mi piace essere ancora utile, in trincea con i ricercatori di Nerviano. Coraggio, da un vecchio leone": Gianni Bonadonna, oncologo di fama internazionale, è sceso in campo insieme ad altri tre scienziati per salvare NMS.

In prima linea nella cura "Ho passato una vita a studiare una cura possibile nella sfida contro il cancro - spiega Bonadonna, medico-paziente dopo l’ictus che l’ha colpito anni fa, e al quale l’American Society of Clinical Oncology (Asco) ha intitolato un premio nel 2007 - conosco i sacrifici e l’impegno che richiede questo tipo di ricerca. Credere nella ricerca vuol dire trovare uno spazio come quello che abbiamo avuto noi, in tempi pionieristici, quando la cultura del fare vinceva su quella delle parole". La chiusura di un centro di ricerca così importante è una grave perdita per il Paese. Da qui l'appello al Vaticano di rispettare gli impegni assunti dopo il passaggio del centro alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, che controlla Nms dal 2004. Mentre la Germania investe miliardi di euro sui suoi centri di eccellenza e le principali nazioni europee sono impegnate sulla stessa strada è, infatti, impensabile che da noi si lasci andare allo sbando una struttura di interesse strategico per il Paese, per il futuro della ricerca oncologica e per la salute. Per questo il presidente Fism auspica, poi, "una soluzione urgente e positiva".

Le ricerche in corso Allo stato attuale sono attivi 25 studi clinici con Danusertib (Aurora 358), Nemorubicina, CDK-125 e CDC7-354, in 82 centri clinici situati in Italia, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Svizzera e Stati Uniti. Numerosi Sperimentatori di fama mondiale hanno aderito con particolare entusiasmo e fiducia alle sperimentazioni cliniche proposte da un’organizzazione di proprietà di un ente religioso vicino al Vaticano. Sono oggi in trattamento 67 pazienti degli 881 arruolati finora nei vari studi NMS, tutti affetti da neoplasie refrattarie o resistenti alle terapie standard, in rapida progressione e con aspettativa di vita molto breve al momento dell’arruolamento. Il beneficio clinico riconducibile al trattamento è per molti pazienti attualmente in studio ben documentato. "Per tutti i pazienti - spiega la dottoressa Silvia Comis, responsabile degli studi clinici - l’interruzione del trattamento provocherebbe la ripresa della malattia, con riduzione della qualità e dell’aspettativa di vita".

Una petizione per non chiudere "Non è eticamente accettabile l’abbandono di pazienti, famiglie e sperimentatori che hanno riposto fiducia nei nostri farmaci", spiega la Comis ricordando che le sperimentazioni cliniche devono essere realizzate in conformità alla dichiarazione di Helsinki. Proprio per questo Gruppo 2003 (a cui aderiscono scienziati italiani che lavorano in Italia e figurano negli elenchi dei ricercatori più citati al mondo nella letteratura scientifica) ha aperto sul sito www.lascienzainrete.it uno spazio per raccogliere adesioni all'appello per salvare NMS.