La ricerca sanitaria mette il turbo: risposte alle aziende entro 30 giorni

Un meccanismo virtuoso per incentivare la ricerca sanitaria a costo zero. L’intesa aziende sanitarie pubbliche e aziende farmaceutiche ogni anno produrrebbe regione per regione un introito nelle casse di Asl e ospedali se queste strutture dessero risposte tempestive e convincenti alle singole imprese per l’attuazione di programmi di sperimentazione farmaceutica.
Già, purtroppo però con la burocrazia imperante accompagnata magari anche da un po’ di pigrizia da parte del management sanitario, il processo si impantana e quelle aziende che avrebbero interesse a investire in Italia o specificatamente nel Lazio (dove i soldi per le casse della sanità con il debito tendenziale 1,5 miliari non guastano davvero) si rivolgono altrove. Per superare il problema burocratico è stato presentato dal senatore Stefano De Lillo (PdL), membro della commissione Sanità di Palazzo Madama, un emendamento inserito nella manovra finanziaria che modifica sostanzialmente il testo della Direttiva 211/2003 secondo cui le aziende sanitarie sono tenute a dare una risposta nei termini di 30 giorni a quelle imprese che faranno richiesta di sperimentazione farmaceutica.
È ovvio che il parere di dare il via alla ricerca è espresso dal comitato etico della Asl al quale apparterrà un membro addetto alla sperimentazione farmaceutica, ma il processo subisce subito un’accelerazione vista la tempestività del rapporto domanda/offerta. E con il via libera arriva pure il denaro. «La ricerca sanitaria e quindi la sperimentazione di nuovi farmaci consentirà anche alle Asl, agli ospedali e ai policlinici di ingaggiare nuovi ricercatori per i tempi necessari alla ricerca a costo zero in quanto - spiega l'esponente del PdL - sarebbe l’impresa a pagare mezzi, personale e indotto. Il vincolo che porta ad accorciare i tempi implica una penale a quelle aziende sanitarie che non esprimono il parere nei 30 giorni prefissati». Se si approfondiscono i numeri riportati dall’Agenzia del farmaco (l’Aifa) nel rapporto nazionale su «Sperimentazione clinica dei medicinali» relativi alle ricerche condotte negli ultimi anni e facendo le opportune previsioni viene fuori che il provvedimento in questione farà entrare, nelle casse delle Asl fior di quattrini anche in tempi di crisi come questi. Partendo da tali presupposti, si stima che dalla indagine clinica con medicinali in Italia, si investiranno 41.482.500 di euro per il 2010. Prima di questo emendamento il Lazio ne incassava 5 milioni come già accaduto nel 2008 e nel 2009, portando avanti soltanto 667 sperimentazioni.
Nella previsione per il 2011 si è considerato che la nuova direttiva potrebbe portare ad un incremento del 15 per cento del numero di sperimentazioni cliniche: si passerebbe quindi a 6 milioni con un progressivo stimato per il 2012 di altri 7,2 milioni e un incremento di 300 nuove sperimentazioni. Con questi numeri De Lillo accenna pure alla ricaduta occupazionale: «L’incremento del numero di sperimentazioni comporterebbe anche un significativo incremento del numero di operatori stimato tra 80 e 110 addetti l'anno».