Ricerca Sono confermate le cure per battere i linfomi non Hodgkin

Oltre 350 ematologi italiani si sono dati appuntamento a Genova al «Meeting educazionale Post-Ash», patrocinato dalla Società italiana di ematologia e ispirato al congresso mondiale dell’American society of hematology (Ash), per discutere i più importanti progressi della ricerca nel trattamento dei tumori del sangue: i linfomi e la leucemia linfatica cronica.
Preoccupano le cifre sulla diffusione del linfoma Non-Hodgkin: con 12.000 nuove diagnosi all’anno in Italia, sarà tra vent’anni la neoplasia più diffusa a livello mondiale. Oggi i farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali, rappresentano una svolta nel trattamento di queste patologie. Tra questi rituximab si conferma standard terapeutico per il trattamento del linfoma Non-Hodgkin: i risultati di follow-up a sei anni di uno studio condotto da un gruppo di esperti della Organizzazione europea per la ricerca ed il trattamento del cancro (Eorct) hanno dimostrato che i pazienti con linfoma Non-Hodgkin follicolare indolente ricaduto, che ricevono terapia di mantenimento con rituximab, hanno una mediana di sopravvivenza libera da progressione della malattia tre volte superiore rispetto ai pazienti che non ricevono terapia di mantenimento con il farmaco biologico (3.7 anni vs. 1.3 anni). Spiega il professor Angelo Michele Carella, ematologo del San Martino di Genova: «Oggi la terapia si è avvantaggiata con il rituximab in associazione con la chemioterapia. È stato poi dimostrata l’efficacia della terapia di mantenimento». Il farmaco ha ricevuto parere positivo in Europa anche per il trattamento di prima linea della leucemia linfatica cronica.