Ricerca, la voglia di egemonia ds

Pietro Serra

Realizzato il disegno a lungo coltivato di egemonia su tutti gli aspetti dell'istruzione superiore e della ricerca, iniziano per i rappresentanti ds al governo di questo settore i primi seri problemi ed emergono storiche, mai risolte contraddizioni.
Ciò mentre si consolida sempre più la completa emarginazione in questo campo del partito dei moderati di Marini e Rutelli, come dimostrato anche dal recente affidamento a Filippo Bubbico, alias Bersani, della delega alla gestione dei fondi strutturali europei - gli unici sui quali probabilmente si potrà contare per lo sviluppo dell'attività di R&S nelle regioni meridionali.
I problemi per l'ala sinistra dei Ds al governo dell'Università e della Ricerca sono però molteplici: in primo luogo la non conoscenza in tema di promozione e sostegno alla ricerca industriale e poi l'intrinseca contraddizione, interna alla sinistra massimalista, tra la necessità ormai inderogabile di promuovere un più stretto collegamento tra Università, ricerca pubblica ed industria, e il rifiuto, che essa ha tenacemente coltivato e promosso per molti anni nelle Università italiane e negli Enti Pubblici di Ricerca, di ogni rapporto tra la scienza pubblica e il sistema industriale privato. È questo invece il cardine su cui poggia lo sviluppo di molti paesi e che ispira la stessa politica della UE.
Nel corso di un recente convegno a Roma, «Primi passi del Governo Prodi», autoconvocato da illustri esponenti di sinistra del mondo della ricerca, indignati dagli effetti devastanti della riforma Moratti nel prevedere la messa in pensione dei direttori degli istituti del Cnr con più di 67 anni, età dopo la quale notoriamente uno scienziato esprime la sua massima creatività, e l'obbligo, inaudito, per i professori di porsi in aspettativa dall'Università per continuare a dirigere a tempo pieno importanti istituti di questo Ente, il Ministro Mussi ha dichiarato «...puntare sulla ricerca e l'innovazione significa trovare risorse anche da privati...» (l'Unità, 13.06.06).
Orbene secondo attendibili indiscrezioni le prossime mosse del Governo sembrano puntare in tutt'altra direzione. È infatti in corso di studio un emendamento da inserire in uno dei prossimi disegni di legge sui quali il Governo intende porre la fiducia, che azzeri tutti gli incarichi affidati dal precedente Governo, anche precedentemente al «semestre bianco», in cui è possibile siano compresi i presidenti degli enti di ricerca e le nomine in tutte le commissioni. Si tratta chiaramente di un nuovo sistema di «spoil system» che, secondo il più aggiornato pensiero della sinistra, anche se ignora il dettato costituzionale dell'imparzialità e della continuità di azione della Pubblica Amministrazione (art.97) è tuttavia necessario per realizzare il disegno di controllo egemonico della ricerca e di altri importanti aspetti della cultura italiana. Nel caso del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) verrebbe sciolta, tra le altre, la Commissione ex D.L. 27 luglio 1999 n. 297 a cui è affidata l'aggiudicazione, a seguito di un bando nazionale, dei finanziamenti del MUR per l'attuazione dei 12 grandi progetti strategici di interesse dell'industria italiana previsti dal Programma Nazionale di Ricerca 2005-2007.
Gli effetti di questo emendamento sembrano sfuggire completamente ai suoi estensori. Invece sono perfettamente noti fin da ora, i danni per il settore della ricerca e per lo sviluppo della competitività industriale del Paese.
Secondo quanto desumibile dai comunicati del tempo del ministro Moratti, oltre 1000 tra piccole, medie e grandi industrie italiane e multinazionali hanno presentato, in collaborazione con il settore pubblico, circa un anno fa, secondo una procedura innovativa, 744 idee progettuali in 12 settori strategici per la competitività del paese. Le aree di intervento spaziano dal settore energetico, alle biotecnologie, alla farmaceutica, alla robotica, al sostegno del comparto tessile e del made in Italy e di altri importanti settori industriali. I costi previsti per l'esecuzione di tutti i 744 progetti sono di oltre 10 miliardi di euro. Poiché l'intervento pubblico previsto è rappresentato dalla concessione di contributi a credito agevolato, restituibili per non meno del 90% da parte delle imprese, quanto dichiarato dal ministro Mussi al citato convegno potrebbe quindi trovare una immediata significativa attuazione. A seguito di una selezione di merito dei 744 progetti presentati, 138 proponenti sono stati invitati dal MIUR a presentare i relativi progetti esecutivi. Per finanziare questi 138 progetti occorrono ca 1,2 miliardi di euro, una somma congrua con la linea di credito resa disponibile al MUR da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Si consideri che le 138 proposte provengono dal «gotha» dell'industria italiana «high tech», che ha già investito nella preparazione dei progetti esecutivi una somma complessiva pari a ca. 13 milioni di euro (ca 100.000 euro in media per ciascun progetto esecutivo). Il cambiamento o anche la pura sostituzione di membri della Commissione di aggiudicazione a plichi aperti e quindi ad avvenuta conoscenza dei contenuti dei progetti, così come sarebbe previsto dall'emendamento citato, porta secondo i noti principi della contabilità pubblica, all'azzeramento dell'intera procedura di appalto, e alla necessità di emanare un nuovo bando: quindi alla perdita secca di almeno un anno nel finanziamento dei progetti. La ricerca italiana verrebbe così a perdere un anno nel finanziamento di progetti strategici a rapida obsolescenza, per un totale di ca 400 milioni di euro, risorse che, come si è detto, sono sostenuti per il 90% dall'industria nazionale.