Ricercato si barrica

Cinque anni e cinque mesi da scontare: lui Nicola Inglese, classe 1951, «irriducibile» della mala romana, di farsi arrestare ieri mattina nella sua villetta dell’Axa tra Roma e il mare non ne voleva proprio sapere. Così la polizia piazzata sotto la sua abitazione fin dall’alba, alla fine di un’estenuante trattativa, ha chiesto l’intervento dei vigili del fuoco. Scale alla mano, gradino dopo gradino, gli agenti del XIII commissariato si sono issati fino al primo piano del villino in cortina a mattoncini. Quindi coi pompieri hanno sfondato una delle finestre supercorazzate. Blindate come tutto il resto della casa a schiera trasformata in una sorta di Fort Knox: portoncini blindati, vetri antisfondamento, persiane serrate, un’impenetrabile fortezza. Almeno Inglese così sperava. Invece, alla fine, i poliziotti della squadra giudiziaria di via Zerbi e quelli delle volanti l’anno scovato rannicchiato sotto il catafalco della sua camera da letto. «A quel punto - spiegano gli agenti - non ha più opposto resistenza e gli abbiamo finalmente stretto le manette ai polsi».
Un «assedio» che fino alle dieci di ieri mattina ha risvegliato e tenuto col fiato sospeso i residenti del sonnacchioso comprensorio residenziale a ridosso della via Cristoforo Colombo. In strada, in via Tespi, un piccolo esercito di poliziotti, sanitari del 118 pronti a intervenire nel peggiore di casi, vigili del fuoco con gli elmetti calati sul capo e un nugolo di curiosi tenuti a debita distanza. «Inglese fatti prendere, lo sai che devi tornare in carcere», gli grida un agente. Ma quello niente, si asserraglia dentro casa. Dell’altro giorno la comunicazione della sentenza definitiva del processo per rapina nei suoi confronti. Ai poliziotti non resta che andarlo a prelevare per riportarlo a Regina Coeli. «Saputo che Inglese sarebbe rientrato nella sua abitazione romana - dicono in polizia - ci siamo appostati nella notte. Ma al momento di farsi prendere, all’alba, quello è corso a barricarsi all’interno».
All’Axa il ricercato è ben noto. Nel gennaio del 2002 aveva tentato il colpo nella villa di un ingegnere elettronico specializzato in sistemi di sicurezza. Con lui il «fido» Nicola Proietti, 50 anni, delinquente di rango, vecchia conoscenza del clan dei «pesciaroli» di piazza San Giovanni di Dio in affari coi «marsigliesi» alla vigilia della stagione di sangue inaugurata a Roma dagli emergenti della Banda della Magliana. Dovrebbe essere ai domiciliari per concorso in omicidio, rapina e sequestro di persona, Proietti. Un curriculum criminale di tutto rispetto il suo, con la partecipazione in presa diretta ai sequestri di Giovanni Palombini, il re del caffè, e di Valerio Ciocchetti, l’industriale del marmo, entrambi caduti nelle mani della feroce banda di «Lallo lo Zoppo», al secolo Laudavino De Santis, a cavallo degli anni ’80.
Una rapina quella di gennaio in via Aristofane, però, che per poco non si trasforma in rapimento: nella casa, infatti, ci sono anche il figlio ventenne del proprietario e una domestica. Alla donna, fermata in giardino, viene puntata una 357 magnum alla tempia, quindi viene legata. Il ventenne, vista la malparata, corre a nascondersi dietro un divano e col telefono cellulare riesce a lanciare l’Sos alla mamma. Sfuggirà al rapimento solo grazie all’intervento dei carabinieri del nucleo operativo di Ostia che in un blitz al cardiopalma liberano gli ostaggi e assicurano i due criminali incalliti alla giustizia. Almeno così sembrava. Solo ieri, invece, Inglese è tornato alla sbarra.