Ricerche e tradizioni dei tanti «fràveghi»

Nel Salone del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova è stato presentato alla città il volume «L’Argenteria Genovese del Settecento», ultima fatica editoriale di Banca Carige e Fondazione Carige, pubblicato per i tipi dell’editore Umberto Allemandi & C. di Torino. Si tratta di un’opera fondamentale per la conoscenza dell’arte orafa genovese del secolo XVIII, una delle espressioni di arte applicata tra le più apprezzate in città e fuori. È ormai nota in tutto il mondo la qualità degli oggetti in argento a sbalzo e a cesello prodotti a Genova nel Settecento, marchiati col tipico punzone della «Torretta», ovvero il castello a tre torri apparso per la prima volta sulle monete genovesi dal XII secolo in avanti.
Gli autori, Farida Simonetti, direttrice della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova, e Franco Boggero, storico dell’arte, hanno svolto un lungo lavoro di ricerca, durato dieci anni, in cui sono riusciti a raccogliere una mole notevole di documenti mai studiati in precedenza, da cui è stato possibile tracciare la storia di tanti artigiani, tanti «fràveghi», prima del tutto sconosciuti, che hanno prodotto vere e proprie opere d’arte, espressione di una raffinata civiltà del saper vivere e ricevere. Ad accoglierlo le autorità cittadine civili, religiose e militari, insieme a un grande pubblico di studiosi e amatori della storia e dell’arte di Genova.
Dopo gli onori di casa presentati dal Presidente di Banca Carige, Giovanni Beneschi, e dal presidente di Fondazione Carige, Flavio Repetto, la parola è passata al professor Peter Fuhring dell’Università di Nimega, e al professor Bitossi dell’università di Ferrara che, insieme agli autori, hanno presentato questa pubblicazione, sottolineandone il grande valore scientifico per lo studio dell’arte genovese, indispensabile strumento che arriva dopo circa cinquant’anni dopo l’ultima pubblicazione dedicata all’argomento.
Un repertorio di più di mille oggetti viene analizzato e presentato al pubblico di studiosi e appassionati, in una raffinata veste grafica con dovizia di illustrazioni. Più di mille pezzi oggi sopravvissuti testimoniano l’incredibile ricchezza della produzione argentiera genovese, naturale sbocco per le ingenti quantità di metallo prezioso che, dopo essere nato in America, morto in Spagna e seppellito a Genova, poteva tornare, nelle sapienti mani di tanti artefici della bellezza, a nuova vita.