La ricetta anti crisi degli stilisti: niente sfarzo ma idee coraggiose

«Se lo stilista crea qualcosa di speciale, il prezzo non si guarda. In tempi di crisi bisogna innovare: è questa la cura per il Made in Italy, che non deve farsi prendere dal minimalismo».
Ecco la ricetta anti-crisi di Roberto Cavalli, che ieri ha fatto sfilare ampi cappotti di cachemire, giacconi con il collo in pelliccia, completi dai pantaloni strizzati e alla caviglia, ma anche giacchini in pelle borchiati e sciarpe da indossare come scialli. Una collezione che ci parla della tradizione Cavalli, con alcune novità come i dettagli patchwork su pantaloni e sneakers.
Diversi comunque i riferimenti al classico, come il caldo salotto da chalet di montagna, con tanto di camino e divani sui quali si sono seduti i modelli alla fine della sfilata per sorseggiare un bicchiere di whisky e fumarsi una sigaretta.
E proprio il ritorno al classico sembra essere in questi giorni una possibile soluzione alla crisi. Persino l’eccentrico cantante Morgan - ieri da Cavalli con il collega Andy, Elisabetta Canalis e Daniele Bossari - era più sobrio del solito e sosteneva che «di questi tempi bisogna vestire classico».
Dai colori rassicuranti come il grigio e il cammello, con tocchi di rosso, verde e turchese di Cavalli, al verde di Emporio Armani. Ieri in passerella l’ha declinato in tutte le sue sfumature, davanti all’ospite d’onore David Beckham (arrivato con Roberta Armani, senza Victoria, nel suo classico completo nero). E anche Re Giorgio, dopo la sfilata (tanti i riferimenti allo sport come la squadra di snowbiker) ieri ha sfoderato la sua ricetta contro la crisi: evitare le esagerazioni. «Prima si aggiungevano colori e modelli per accontentare i clienti, ora dobbiamo avere più coraggio e offrire una scelta meno ampia».
I prezzi? «Ogni settore va rivisto e corretto, anche se Emporio è già meno costoso». Via anche le spese inutili, come sfilate sfarzose o personaggi famosi (e troppo costosi).
Un chiaro ritorno alle origini si è visto anche sabato da Dolce & Gabbana, che hanno proposto un ritratto siciliano «“in bianco e nero» riaffermando l’identità della griffe. «La crisi c’è per tutti, ma è stimolante perché ti aiuta a tirar fuori il meglio», hanno detto i due stilisti. Anche se poi hanno fatto sfilare un paio di pantaloni trapuntati che, sostiene Armani, è copiato paro-paro da un modello di Emporio dello scorso anno.
Si guarda al classico anche da Prada, che però ha rinnovato il «solito» guardaroba maschile con la new entry di piccole borchie. E da Frankie Morello, che ieri ha debuttato nel mondo dell’arte, con modelli che posavano (quasi) nudi per le studentesse dell’Accademia di Brera, mentre sfilavano ampi cappotti, pantaloni “slim” alla caviglia, e giacche con il collo che diventa cappuccio.
«Nei periodi di crisi bisogna osare di più», hanno detto infine Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, per la prima volta alla direzione artistica di Ferrè Uomo con una collezione «ispirata all’uomo libero dal peso delle griffe. Uno che si vede per la strada ogni giorno». Insomma, la moda al tempo della crisi ritorna all’essenziale, alla realtà. E con un colpo di spugna, cancella tutti gli eccessi.