La ricetta anticrisi? «Puntare tutto sul capitale umano»

La grave crisi che stiamo attraversando non è soltanto una crisi economica e finanziaria, ma «ha a che fare col venir meno della coscienza che l’uomo ha di se stesso», con una concezione di lavoro che si è posta come unico orizzonte il profitto fine a se stesso e risultati a breve termine. Solo costruendo «luoghi in cui l’uomo venga trattato per quello che è», solo «ripartendo dalla persona che lavora, cosciente del significato della sua opera», sarà possibile risalire la china. È il messaggio che arriva dall’assemblea generale della Compagnia delle Opere, che si è svolta ieri pomeriggio al Palasharp di Milano. Alla presenza di migliaia di persone, provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, gli aderenti all’associazione nata per favorire una concezione del mercato rispettoso della persona in ogni suo aspetto e dimensione – la Cdo conta 34.000 imprese associate, la maggioranza delle quali piccole e medie aziende – hanno cercato di capire come uscire dalla gravissima crisi che incombe.
L’assemblea, alla quale hanno preso parte il presidente della Regione Lombardia Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Penati e alcuni deputati del Parlamento nazionale ed europeo vicini a Cl, aveva come tema «Il tuo lavoro è un’opera» ed è stata aperta dal presidente di Cdo Bernhard Scholz, cui sono seguiti gli interventi di Don Juliàn Carròn, Presidente Fraternità di Comunione e liberazione, e di Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la sussidiarietà. Don Carrón ha spiegato che per far sì che il lavoro non sia vissuto come una «condanna» o come un’«esaltazione», a seconda delle circostanze, è necessario sia interpretato come rapporto con il mistero e con il proprio destino, come partecipazione all’opera creatrice di Dio, «Dio lavora!», ha ripetuto il sacerdote.
Giorgio Vittadini ha invece analizzato la situazione attuale: «È un intero modello di economia che sta sprofondando – ha detto – quello che ha sottovalutato l’economia reale e ha sopravvalutato la finanza». Vittadini ha criticato l’illusione di una finanza non ancorata alla realtà, che si è trasformata in ideologia e ha attaccato i moderni alchimisti del mercato finanziario, i cui errori saranno ora pagati da tutti, anche da chi non c’entra nulla.
Ma il messaggio che arriva dal Palasharp non è improntato al pessimismo. «La fiducia si ricostruisce con la fede, la libertà e la speranza – ha detto Vittadini –: bisogna ripartire dall’economia reale e locale, dalle reti di sostegno, dai fattori di innovazione, per riproporre su base internazionale il localismo italiano, recuperando un’idea di lavoro e di impresa che è insito nella tradizione italiana e cristiana, che valorizzi la realtà e il capitale umano».
«Occorre ripartire dalla persona che lavora – ha detto nell’intervento conclusivo il presidente della Cdo Scholz – e che nel rapporto con la realtà cerca di rispondere ai suoi desideri, cerca la verità di sé; e sa assumersi una responsabilità verso tutti. La Compagnia delle Opere è la testimonianza che è possibile vivere il lavoro con un significato che riempie di soddisfazione, anche in momenti difficili». Un esempio di questo approccio sarà realizzato nei prossimi giorni, al «Matching», l’evento organizzato da Cdo per favorire le relazioni tra imprenditori, lo scambio di conoscenze e di informazioni, che permettano la costruzione «di una rete di fiducia che mette al centro il bene delle persone».