La ricetta per il caro-ristoranti: "Tasse giù se calate i prezzi"

Da Parigi il menu anti-crisi: i locali costano troppo e la clientela è in fuga. Sarkozy taglia l’Iva,
ma chiede piatti meno «salati» e assunzioni. E in Italia? Michela Vittoria Brambilla: <strong><a href="/a.pic1?ID=347339">&quot;Tutta Europa segua le orme francesi&quot;<br />
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Parigi - Hanno perso tra il 20 e il 50 per cento degli introiti da gennaio a marzo. La scure si è abbattuta sul settore nonostante in molti abbiano introdotto i «menù della crisi» per convincere i francesi a tornare alla buona tavola e a uscire di casa per godersela. Così il governo ha pensato di andare in soccorso di ristoranti e bistrot. Sarkozy ha incaricato il governo di negoziare un'intesa con le categorie interessate che, a partire dal primo luglio, porterà alla riduzione dell’Iva sulla ristorazione dal 19,6 al 5,5 per cento. Ma a due condizioni: il presidente chiede in cambio certezza di un sensibile calo dei prezzi e adozione di una politica di assunzioni nel settore interessato.

L'espressione «stati generali» è in Francia quanto di più ufficiale si possa immaginare. Ma il governo, attento allo stomaco e al portafogli dei connazionali, ha definito «stati generali della ristorazione» il convegno svoltosi ieri a Parigi con i rappresentanti degli osti. Questi ultimi sono da anni sul sentiero di guerra perché denunciano un trattamento sfavorevole (in termini fiscali) rispetto alle catene di fast food. Quand'era all'Eliseo, ossia prima del maggio 2007, Jacques Chirac ha promesso decine di volte il calo dell'Iva sulla ristorazione.

Ma una scelta del genere implica l'autorizzazione di tutti quanti i membri dell'Unione europea e l'atteggiamento un po' spaccone di Chirac, che ha fatto quella promessa prima di consultare i partner comunitari, ha avuto l'effetto contrario. In particolare Germania e Danimarca hanno messo per anni il veto. Così Chirac non è riuscito a tener fede alla propria parola e la patata bollente è passata nelle mani di Nicolas Sarkozy. Approfittando del semestre di presidenza francese dell'Ue, l'attuale inquilino dell'Eliseo ha finalmente piegato le resistenze tedesche e danesi, portando a casa l'assenso comunitario al calo dell'Iva sui ristoranti. Poi ha incaricato il governo di negoziare un'intesa con le categorie interessate e così si è giunti agli «stati generali».

Ieri Sarkozy era in visita di Stato in Spagna con la «première dame» Carla Bruni, ma l'Eliseo ha diramato ugualmente un comunicato in cui si dice che il Parlamento discuterà e approverà il calo dell'Iva in modo che questa disposizione sia in vigore a partire dal 1° luglio. Si chiarisce però che i prezzi dovranno effettivamente scendere (si calcola di circa l’11,8 per cento su «piatto del giorno», caffè e acqua minerale) e che tutto dovrà esser fatto per favorire le assunzioni.
I servizi del ministero dell'Economia stanno «fotografando» in tutta la Francia migliaia e migliaia di menù di ristoranti per poter attuare in seguito i propri controlli: chi nel mese di luglio non ridurrà la «salatura» dei conti, rischierà fior di multe. Sarkozy è convinto che alla fine tutti quanti potranno beneficiare della nuova strategia: i proprietari dei pubblici esercizi vedranno la clientela aumentare a seguito dei prezzi più convenienti, i cittadini usciranno di casa un po' più volentieri e lo Stato utilizzerà il calo delle imposte per contribuire al rilancio di economia e occupazione.

Il resto dell'Europa guarda l'esperimento francese per comprendere se valga la pena di incentivare il settore, che sul piano fiscale presenta differenze tra un Paese e l'altro. Per l'Italia, che applica l’Iva al 10 per cento sulla ristorazione, l'esperienza francese potrebbe rivelarsi interessante.