La ricetta di Cl: più federalismo e meno tasse

nostro inviato a Rimini
«Non ci interessano le battute dei politici in costume da bagno. Ci interessano il federalismo fiscale, il bipolarismo mite, i tagli alle tasse che gravano sulle imprese». Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, recita la sua ricetta in cinque punti, il manifesto presentato al mondo politico e su cui Cl vuole confrontarsi.
Il filo conduttore resta quello delle riforme finalizzate alla governabilità e alla ripresa economica. Tasti su cui i due leader della Compagnia delle opere, Vignali e Vittadini, continuano a battere. E in tempi di antipolitica e sciopero fiscale c’è un primo punto che il Meeting punta a riportare sotto i riflettori: il federalismo fiscale. Per dimostrare l’urgenza e l’esigenza di questa rivoluzione, Vittadini parte da un paradosso: «Se il decreto dei costi sulla politica taglia 500 milioni di euro alle spese degli enti locali, un altro provvedimento del governo stanzia 3 miliardi di euro per le regioni con i bilanci della sanità in rosso (Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Sicilia)». La conseguenza è semplice: «Quello stanziamento equivale a un premio per chi governa male e rischia di vanificare il principio di buona amministrazione».
Il programma politico di Cl tocca anche altri punti. Si punta sulla detassazione delle risorse utilizzate per gli investimenti produttivi e all’abolizione dell’Irap; all’introduzione, sul modello Lombardia, dell’utilizzo dei voucher; a una riforma elettorale che reintroduca le preferenze ma che riporti alla ribalta anche il Senato federale. Senza dimenticare l’aspirazione al bipolarismo mite e al maggior ruolo del Parlamento.
Il Meeting più «depoliticizzato» degli ultimi anni, insomma, non rifiuta il confronto ma punta a rimettere in circolo il seme di una politica «alta» basata sui contenuti. Non è in discussione la naturale vicinanza con il centrodestra. Anzi il battesimo del Partito democratico ha definitivamente chiuso ogni possibilità di fare sponda con il centrosinistra, come conferma la battuta di Giancarlo Cesana sui «principi non negoziabili» che la nuova formazione politica non ha la possibilità di fare propri. Non è passata inosservata neppure l’assenza di Savino Pezzotta, un habitué del Meeting, non invitato quest’anno perché in procinto di cambiare identità, da protagonista sociale ad attore politico. Così come, sull’altro fronte, i leader di Cl hanno deciso di smussare i toni eccessivamente teo-con dello scorso anno. Ma l’obiettivo è quello di ricucire la scollatura tra Paese reale e Parlamento, dettando temi piuttosto che facendoseli dettare accomodandosi sugli spalti di un congresso partitico ad applaudire scelte altrui.