La ricetta dei farmacisti: un miliardo dal governo

Il padre del decreto attacca anche il premier: «Quando sarà finita, parlerò a chi si è mosso per opportunismi di bottega»

Emiliano Farina

da Roma

«Se il governo non ascolta le nostre ragioni sciogliamo il contratto con il Sistema sanitario nazionale». La minaccia dei farmacisti non è una delle tante provocazioni sindacali con cui in queste settimane tassisti, avvocati e fornai hanno provato (e stanno ancora provando) a convincere il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani a dialogare con le categorie, prima di trasformare in legge il decreto sulle liberalizzazioni.
Perché dietro le parole di Federfarma c’è più sostanza che retorica. Con lo scioglimento del contratto, infatti, l’associazione nazionale dei titolari di farmacie private si dice pronta a riscuotere il credito che vanta nei confronti del ministero della Salute: «Oltre un miliardo di euro», precisa Carlo Ghiani, presidente di Credifarma, la società finanziaria dell’associazione dei farmacisti. Una somma ancora non intascata «a causa della morosità - sottolinea Ghiani - di regioni quali Lazio, Campania, Sicilia e Calabria in debito con Credifarma per medicinali acquistati e non ancora pagati». Sulle scrivanie dei funzionari della «banca dei farmacisti» ci sono circa settemila decreti ingiuntivi di pagamento pronti per essere inviati ai cassieri del ministero.
Insomma, Federfarma - 40 mila iscritti e 16.500 farmacie aderenti su un totale di 17.600 - ha scelto la linea della protesta sobria ma decisa per dire al governo che «prima di fare una riforma di cui peraltro condividiamo lo spirito - aggiunge Giorgio Siri, presidente dell’associazione - sarebbe opportuno almeno consultarci». Una prima occasione (ma il tempo stringe perché come ha dichiarato Bersani a Repubblica «voglio che il decreto sia convertito in legge entro la fine di luglio») ci sarà oggi alle 13 al ministero. Un appuntamento dai contorni ambigui perché dopo aver annunciato nei giorni scorsi che «tutte le correzioni che dovevano essere apportate sono state fatte» ieri lo stesso Bersani ieri ha ripreso il discorso, dichiarando che «nel dibattito parlamentare faremo degli aggiustamenti, ma potremmo anche introdurre qualche altra novità a vantaggio dei consumatori».
In questo gioco di equilibri instabili, nonostante i farmacisti si dicano meravigliati dal comportamento del ministro ma «fiduciosi in qualche forma di apertura», lo sciopero delle farmacie di mercoledì è stato confermato. Ancora molti i punti critici del provvedimento secondo i titolari: la figura del farmacista dev’essere legata alla farmacia e a un limite da stabilire sia sul numero di farmacie gestibili da una società, sia su quello delle società cui può partecipare un farmacista. «Funziona così in tutta Europa - precisa Siri - e, per come è strutturato ora, il decreto non parla di alcun confine».
Il presidente di Federfarma anticipa anche quali saranno le azioni di protesta contro le società di distribuzione in capo alle grandi multinazionali che producono i medicinali esclusi dal Ssn: «Sospenderemo gli ordini: è chiaro che si tratta di un’operazione concordata tra più soggetti in cui noi siamo gli esclusi». E in caso di aumento dei prezzi dei farmaci a carico dei cittadini a partire dal primo gennaio? «Non li tratteremo più - ribadisce Siri - che si affidino alla pubblicità: se vogliono la guerra avranno la guerra». A proposito dei prezzi dei medicinali, il segretario nazionale dell’associazione dei farmacisti, Franco Caprino, si dice stupito dalle dichiarazioni del ministro della Salute pubblica, Livia Turco, sugli sconti dei farmaci di fascia «C» dal 30 al 50 per cento registrati in diverse località: «Ci dica dove sono questi luoghi così corriamo a comprarli anche noi».
Intanto il decreto sta per iniziare l’iter parlamentare per l’approvazione: oggi verrà presentato a Palazzo Madama ed entro la settimana è previsto il passaggio alla Camera. Per Bersani «il decreto va convertito in legge entro la fine di luglio».