La ricetta economica di Caruso: «Prendiamo la barca a D’Alema»

Il candidato no-global del Prc: «Così diamo un salario ai disoccupati»

Antonio Signorini

da Roma

Come si risolve il problema della disoccupazione? Sequestrando la barca di Massimo D’Alema e i soldi di Silvio Berlusconi. Francesco Caruso l’ha fatto di nuovo. Ha lanciato una di quelle bombe mediatiche che assicurano bei titoli sui giornali e il disprezzo dei leader dell’Unione. Dopo la «non condanna» dei kamikaze che fanno strage di civili israeliani, la proposta di sciogliere i Ros, reparto operativo speciale dei Carabinieri, il no-global napoletano candidato da Fausto Bertinotti nelle liste di Rifondazione comunista alle prossime politiche, ha preso di mira il presidente dei Ds. Una volta eletto, «se facessi parte della commissione Affari sociali», ha spiegato a Sky, «vorrei adottare un provvedimento: reddito garantito per tutti i disoccupati. Come si fa? Ci dobbiamo prendere la barca di D’Alema e i 14mila miliardi che Berlusconi in questi cinque anni ha incrementato, rispetto al suo reddito».
Uno sberleffo dedicato proprio a uno di quegli esponenti dell’Unione che - non è un mistero - avrebbero preferito tenerlo in silenzio fino a urne chiuse, se non proprio fuori dalla competizione elettorale. E anche un’amara sorpresa per chi aveva preso sul serio le sue parole di tre giorni fa quando, deluso dai giornali che avevano scritto di un suo caffè con il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, disse di volersi sottrarre «a questo teatrino della politica nel quale da Fassino a Mastella, passando per tutto lo schieramento della Casa delle libertà, giocano, deformano e strumentalizzano da destra e da sinistra le mie dichiarazioni».
La presa di posizione di ieri è chiara e non si presta a interpretazioni ambigue: «Con la barca di D’Alema - ha spiegato Caruso - qualche cassaintegrato lo risolviamo, coi soldi di Berlusconi li altri disoccupati li sistemiamo». E non spaventa nemmeno la coincidenza con lo show dell’Unione per la presentazione del programma. Se per gli alleati del centrosinistra l’accordo c’è, a giudizio di Caruso è ancora «troppo presto per parlarne».
Un altro modo per dire che lui vuole le mani libere, anche nel caso in cui il suo schieramento, l’Unione, e il suo partito, Rifondazione comunista, fossero chiamati al governo del paese. D’altro canto, la filosofia della sua candidatura, Caruso l’ha spiegata da tempo. «Sarò un virus che metterà in discussione i loro privilegi, il loro presunto monopolio della partecipazione politica. Sarò un grimaldello. Meglio essere un Hamas all’italiana che un Mastella alla palestinese», azzardò, forse per tranquillizzare gli altri no-global, il nordestino Luca Casarini in testa, che hanno criticato la scelta di entrare nelle istituzioni. Un altro esponente dei no-global italiani ha dato un’altra spiegazione: la candidatura di Caruso, ha recentemente argomentato Don Vitaliano Della Sala, conviene perché «lui rischia il carcere per le accuse assurde mossegli dalla procura di Cosenza».