La ricetta della Fiom per salvare Sestri: «Sciopero a oltranza»

(...) Anche dopo le garanzie fornite dal ministro Corrado Passera nell’incontro di due sere fa a Roma con i sindacati per ribadire «l’impegno che l’esecutivo intende riservare al rilancio di Fincantieri, a partire dalla volontà di dare un futuro a tutti i siti in cui opera l’azienda».
Se invece vogliamo parlare di primarie dei democrats genovesi in vista delle elezioni amministrative di Palazzo Tursi, allora la faccenda cambia di parecchio, e diventa il resoconto di come sfruttare a proprio uso e consumo il destino del cantiere di Sestri Ponente e di chi ci lavora e vuole continuare a lavorarci. Con un protagonista assoluto: il sindaco Marta Vincenzi. La quale, ieri mattina, con tempestività degna di miglior causa - tipo quella di andare a cercare nuove commesse, anziché inventarsi nuovi slogan di facile presa spettacolare - ha pensato bene di precipitarsi in testa al corteo dei lavoratori aizzati dalla Fiom Cgil e di lanciare l’urlo di guerra: «È stato fatto un attacco frontale nei confronti di Genova. La risposta è lo sciopero generale della città». E ancora, così, tanto per calmare gli animi e non esasperare una situazione già tanto esasperata di suo: «Ieri sera è stata una doccia fredda, non si può prendere in giro una città in questo modo». Lo stesso utilizzo di termini mutuati direttamente dal linguaggio bellico la dice lunga sulla strategia «militaresca» del primo cittadino di Genova, in questo senso assolutamente allineata con quella del sindacato rosso che, dopo essersi rifiutato di aderire agli accordi con l’azienda firmati il 21 dicembre scorso da Fim Cisl, Uilm e Ugl, ha continuato a gettare benzina sul fuoco. L’obiettivo, ormai, è scoperto, e accomuna gli interessi del sindacato-ultrà, che perde inesorabilmente colpi a livello nazionale e locale, e quelli del sindaco, in sempre più forte difficoltà a respingere l’attacco della concorrenza interna al partito, innanzi tutto l’eterna amica-nemica Roberta Pinotti.
Per invertire la tendenza - consigliano i consigliori di regime - ci vuole un deciso colpo d’ala, una iniziativa di notevole presa mediatica, condivisa con un sindacato che è il naturale serbatoio elettorale di chi fa professione di demagogia più che di sostanza, di parole più che di fatti (e il ciclo amministrativo dell’ex SuperMarta sta lì a dimostrarlo). Cosa c’è di meglio che «leggere» all’esatto contrario quello che è stato deciso a Roma e, prima ancora, quello che è stato firmato il 21 dicembre con l’azienda? Cosa c’è di meglio che mettersi in testa al corteo dei duri e puri, sfoderare l’intero campionario di luoghi comuni - su cui la sindaco è riconosciuta insuperabile - e chiamare a raccolta le truppe cammellate per conquistare la Bastiglia-Fincantieri. O meglio: la Bastiglia-Tursi, prima che diventi una Waterloo. Sempre in prima fila, la sindaco, là dove osano le telecamere, per garantirsi oggi la spettacolarizzazione e domani, chissà, il massimo del consenso alle urne. Insieme a lei, ieri - ma un passo indietro, per non rubare la ribalta -, a Sestri Ponente, a Cornigliano, dovunque ci fossero fotografi e giornalisti, si sono prestati alla sceneggiata quegli stessi duri e puri che continuano a commettere reati di interruzione di pubblico servizio, che rovesciano e incendiano cassonetti, che interrompono i collegamenti stradali e autostradali impedendo di raggiungere il posto di lavoro a tanti lavoratori veri e non garantiti da nessuna cassa integrazione (come quelli di Fincantieri, vero signor Bruno Manganaro, leader della Fiom ?).
Che non ci sia coerenza, del resto, tra la realtà dei fatti e le reazioni esasperate è dimostrato proprio dall’esito dell’incontro romano: la manifestazione di ieri, la rabbia dei dipendenti del cantiere di Sestri che si sono radunati fin dal primo mattino davanti ai cancelli dello stabilimento, viene dopo che si era avuta conferma degli accordi sottoscritti. E qui casca l’asino e si smaschera la strategia della Fiom: non è importante quello che si è detto e scritto al ministero, l’unica cosa che conta è che «il governo ha validato un accordo separato che non è stato discusso e votato dai lavoratori e dalle Rsu». Parole testuali del leader nazionale della Fiom, Maurizio Landini. A nulla valgono le intese raggiunte, seppure a fatica, dagli altri sindacati in difesa dell’occupazione. In sintesi: il ministro ha confermato «l’importanza strategica dell’industria cantieristica per l’economia nazionale». Non basta: Passera fa sapere che «in particolare, è stata ribadita la volontà del governo di rafforzare questo settore industriale, con il completamento delle commesse già deliberate, il supporto alle azioni commerciali dell’azienda e la conferma dei finanziamenti in ricerca e innovazione. Il ministro - prosegue il comunicato ufficiale - ha inoltre posto l’accento sull’importanza di diversificare e ampliare l’offerta a piattaforme specializzate, anche per dare maggiore certezza alla produttività di tutti i cantieri. Su queste basi saranno confermati i prossimi incontri di verifica del piano di riorganizzazione e rilancio di Fincantieri». Ma la chiusura è lapidaria, e chiama direttamente in causa il ruolo del sindaco: «Grazie al coinvolgimento delle istituzioni territoriali, sarà accelerato l’iter di realizzazione degli impegni assunti per Sestri Ponente (tramite l’accordo di programma)». Il riferimento va direttamente quel sindaco «che aveva dato a suo tempo a Roma, al ministero, prova concreta di solidarietà ai lavoratori Fincantieri dicendosi disposto a finanziare il progetto Plasmare, per la realizzazione di impianti “navalizzati” di trattamento dei rifiuti solidi urbani». Come si chiamava quel sindaco? Indovina. Marta Vincenzi. Sì, certo, Tursi val bene una mossa. Anche darsela in testa al corteo.