«La ricetta del governo è già superata»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Il governo aspira ad un enfatico patto con le parti sociali: in realtà, propone loro un modello vecchio, da logica concertativa anni Novanta. Offre ai sindacati bassi salari, e alle imprese uno sgravio, magari selettivo come il cuneo fiscale, anziché un ambiente economico favorevole per competere». Alla vigilia del primo incontro fra Romano Prodi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Sacconi critica la cosiddetta neo-concertazione del nuovo governo. Per l’ex sottosegretario al Welfare, che ha prodotto insieme con Marco Biagi una delle riforme più innovative della passata legislatura, di «neo» non c’è nulla: anzi si ritorna al vecchio.
Da che cosa lo desume?
«Basta legge l’intervista di Tommaso Padoa-Schioppa al Sole 24 Ore: il ministro dell’Economia ha fatto un discorso datato e improbabile, riproponendo lo scambio fra la moderazione salariale e una supposta innovazione tecnologica da parte delle imprese. È un accordo da anni Novanta. Questo tipo di moderazione salariale è manifestamente superata, senza che si sia affermato lo scambio fra salari e flessibilità organizzative che è il contesto necessario per l’innovazione tecnologica. Il rischio è di restare al modello attuale, caratterizzato da una ridondante conflittualità: negli ultimi contratti dei metalmeccanici abbiamo assistito a lunghi mesi di conflitto intorno a 5 euro lordi»!
Di che cosa c’è bisogno?
«La prima cosa è aumentare la produttività, cambiando il sistema di relazioni industriali: gli accordi fra le parti si devono realizzare a livello locale o nell’impresa stessa. Lo scambio fra flessibilità e produttività fa si che i salari possano aumentare. Questo modello «veneto» l’abbiamo, però, solo nelle piccole imprese. Il contratto tradizionale, che spalma gli aumenti su tutti, significa incrementi salariali modesti per i lavoratori ma insostenibili per molte imprese».
Il governo ha proposto alle imprese un taglio degli oneri fiscali e contributivi (il famoso cuneo), ma adesso parla di aiuti selettivi.
«L’orticaria delle imprese al sentir parlare di selettività è comprensibile. Il governo dovrebbe creare un quadro più favorevole per tutte le imprese, ma preferisce lasciare l’ambiente inefficiente e concedere compensi impropri, finanziati dallo Stato e destinati solo ad alcuni. Il cuneo fiscale è in questa linea: logico che la base confindustriale non voglia sentirne parlare».
E ci sono sindacati, come Cisl e Uil, che provano analoga orticaria al sentir parlare di moderazione salariale.
«Il discorso di Padoa-Schioppa, apparentemente di rigore, si iscrive in una logica tradizionale, destinata a non funzionare. Neppure la Cgil è più in grado di offrire moderazione salariale in termini di appoggio politico al governo. E la Confindustria, su questi temi, è divisa».
Il governo ora si prepara a una manovra correttiva.
«L’idea stessa della manovra non è giustificata da quella che io chiamo la commissione dipendente (la commissione Faini, ndr). Le motivazioni con cui richiede la correzione sono politiche e non tecniche: dicono che bisogna fare delle spese in più, ma queste sono valutazioni che spettano alla politica e non agli esperti. La verità è che Prodi vuol fare la manovra subito per scaricare le responsabilità sul governo precedente; e questo, fra l’altro, ci mette in difficoltà con la Commissione Ue. Annunciano una manovra prima che l’Europa la chieda, scordando che il governatore Draghi ha detto che il problema numero uno dell’Italia è la crescita dell’economia».
Infine, come giudica l’atteggiamento del governo sulla legge Biagi?
«Se penso a come è stata difesa al convegno della Uilm, sembra che la Biagi goda di maggiori fortune oggi rispetto a qualche tempo fa. La Confindustria, che prima titubava, dopo Vicenza non tituba più. Ormai la Cgil è isolata, ma il neo ministro del Lavoro viene dalla Cgil ed è molto sensibile alle esigenze della confederazione. Chiariamolo subito: la Biagi è solo all’inizio, e deve essere continuamente attuata, altrimenti le sue potenzialità innovative restano sulla carta. Raffaele Bonanni dice una cosa sensata: lasciate l’attuazione della Biagi alle parti sociali, senza caricarla di significati politici. Sono d’accordo».