La ricetta di Prodi: più Stato e più mercato

Tutto e il contrario di tutto nel manifesto dei valori partorito dal centrosinistra

da Roma

«È la nostra carta di identità, e si tradurrà in un programma comune e condiviso», assicura Romano Prodi, presentando il testo definitivo, dopo lunghe limature, del «progetto per l’Italia» dell’Unione. Un progetto che il centrosinistra «propone alle italiane e agli italiani per la rinascita del Paese, per un futuro di pace, di giustizia, di libertà, di benessere»: chi potrebbe non starci? Del resto, il testo dei vari capitoletti in cui si articola la «carta d’identità» della coalizione prodiana è sufficientemente generico da riuscire a mettere d’accordo tutte le varie anime dell’Unione. La Costituzione? Va «difesa», ma va anche «aggiornata», per rendere la democrazia «più efficiente». La pace? È un «valore fondamentale»; e l’Onu è «la fonte della legittimità internazionale» in caso di eventuali guerre cui decidere se partecipare. La sicurezza? «È un bene essenziale» ma non va mai messo «in contrapposizione con la democrazia», dunque occorre «conciliare sicurezza e libertà». E l’economia? La ricetta del centrosinistra è: «più politiche pubbliche», dunque più Stato, ma anche «più mercato», e pure più «attenzione al volontariato», per non scontentare proprio nessuno. Delicato lavoro di ricamo ed equilibrismo anche sul capitolo «bioetica»: l'Unione «si impegna a legiferare con attenzione, fedele al principio della laicità dello Stato» ma anche «attenta all'equilibrio tra le libertà e le responsabilità delle persone», e soprattutto «nel rispetto dei convincimenti etici e religiosi di ciascuno», e quindi «aperta all'ascolto e al dialogo». Tant’è che divorzio e aborto son rimasti fuori dal testo, perché nemmeno su quelle leggi decennali dello Stato le idee convergono e dunque «abbiamo deciso all’unanimità di non farvi riferimento», spiega il Professore.
Quanto ai Pacs, su cui pure Prodi ha fatto un’apertura e nessun partito si è dichiarato contrario, cautela ha imposto di edulcorare il più possibile il riferimento, che la sinistra e i laici avevano chiesto. Così il centrosinistra si impegna a promuovere non meglio precisati «strumenti giuridici capaci di offrire adeguata e giusta tutela alle esigenze della comunità».
Nel capitolo giustizia c’è ovviamente la difesa d’ufficio della «autonomia e indipendenza» dei giudici. Ma c’è anche una bacchettata inedita alla casta dei magistrati, reduci dal loro quarto sciopero: «Non ci possono essere - si legge - nè vera giustizia nè vera eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge se la giustizia stessa non è amministrata con tempi certi e rapidi».
Prodi ha annunciato che aprirà la sua campagna per le primarie domani, giocando in casa a Reggio Emilia. E ha assestato anche alcuni fendenti. Uno al governo, per la nomina dell’ex ministro Marzano al Cnel: «Una violazione della prassi per compensare un escluso dal governo». Un altro, già annunciato via intervista al Corriere della Sera, ad Antonio Fazio (che Prodi, dicono i ben informati, conta di sostituire con Mario Monti): «Trovo naturale che qualsiasi carica pubblica debba avere un inizio e una fine». L’ultimo al presidente del Senato Pera, e ai suoi discorsi che «addolorano» sullo scontro di civiltà.