La ricetta di Rete imprese Italia: «La crescita riparta dalle pmi»

RomaLe piccole e medie imprese bussano alla porta del governo, spiegano di essere più che d’accordo sul Patto per la crescita che unisce istituzioni e parti sociali, ma solo se si privilegeranno loro, le aziende che operano nei servizi e nel commercio. E solo se non ci si concentrerà - quando si dovrà tradurre il Patto in leggi e misure concrete di sostegno - solo sui grandi gruppi manifatturieri.
Le richieste sono contenute in un documento intitolato «Ripensare alla crescita del Paese: strategie e scelte di medio termine», presentato da Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e di Rete Imprese Italia, associazione interconfederale che comprende anche Confartigianato, Cna, Confesercenti, Casartigiani e rappresenta due milioni di imprese e 14 milioni di addetti (pari al 60% della forza lavoro italiana). La prova di forza delle Pmi arriva a due giorni dal tavolo che si è svolto all’Abi con le altri parti sociali sul nuovo patto e serve a mettere nero su bianco le richieste al governo.
In particolare Rete imprese Italia chiede di semplificare la burocrazia, la riduzione della pressione fiscale, l’incentivazione della formazione e la detassazione del salario di risultato. Il tutto con misure ritagliate sulle piccole aziende, anche per quanto riguarda i fondi per la ricerca, che in questo momento privilegiano le grandi.
Il capitolo fiscale punta a fare ripartire i consumi, recuperando risorse con la lotta all’evasione, ma anche con un «riequilibrio del carico fiscale fra lavoro e rendita», salvaguardando i piccoli risparmiatori, per poi puntare su sgravi che incentivino le assunzioni e la nascita di nuove imprese.
Anche la semplificazione della burocrazia deve partire dalle piccole aziende secondo il «principio cardine dello Small Business Act europeo: «Think Small First».
Per quanto riguarda il rapporto imprese-banche, la Rete dà per acquisita la stretta di Basilea 3, ma chiede di «armonizzare» i criteri automatici sul credito con informazioni «di natura qualitativa, derivanti da un rapporto diretto con le associazioni e con il sistema dei Confidi, maggiormente in grado di leggere le effettive potenzialità delle imprese di piccole dimensioni e dell’impresa diffusa».
Ed è necessario ripensare la politica industriale intanto prevedendo una «corsia preferenziale» per lo Statuto delle imprese, il ddl attualmente all’esame della Camera, particolarmente apprezzato nella parte che prevede misure per la tutela e lo sviluppo delle microimprese. Ma poi servirà un ulteriore «passo verso politiche di valorizzazione e di incentivazione» che privilegino le Pmi.