Ricetta salva-euro lontana: Borse a terra

Niente da fare: il colpo di bacchetta magica non è arrivato. Neppure il super vertice d’emergenza convocato mercoledì a Francoforte, a margine della cerimonia d’addio a Trichet, è servito ad appianare le divisioni che ancora permangono tra i componenti dell’Eurozona su due punti cruciali, quali il rafforzamento del fondo salva-Stati Efsf e la seconda tornata di aiuti alla Grecia. Restano aperte «molte questioni tecniche», ha ammesso ieri un alto funzionario dell’Ue. Il summit di domenica prossima, a Bruxelles, non celebrerà dunque la raggiunta quadratura del cerchio, ma al contrario certificherà l’allungamento dei tempi per trovare una soluzione della crisi del debito sovrano.
Un pericolo che ieri i mercati non hanno tardato a fiutare, iscrivendo a bilancio un’altra seduta da incubo. Nelle Borse sono svaporati 97 miliardi di euro, di cui 11 attribuibili alla sola Piazza Affari, la peggiore di tutte con un rabbrividente -3,8% che, come sempre in questi casi, porta la firma pesantissima delle banche. Crollate sotto i colpi delle vendite: Unicredit ha terminato la picchiata a -12%, Mps a -11,2%, mentre Intesa Sanpaolo ha sfiorato un ribasso del 10% e il Banco Popolare del 7%. Una giornata da dimenticare, resa ancor più tetra sia dalla sentenza di Fitch, secondo cui le prospettive per le cinque big del credito italiano (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi) sono «negative», sia dal ritorno dello spread Btp-Bund sopra i 400 punti e dall’ascesa, oltre il 6%, dei rendimenti del nostro decennale. A far virare verso il nero l’umore dei mercati è stata soprattutto l’indiscrezione circolata nel pomeriggio di un rinvio del vertice previsto nel fine settimana. Fonti comunitarie hanno in seguito confermato l’appuntamento in Belgio, ma al tempo stesso sono filtrate da Berlino alcune parole che la cancelliera Angela Merkel avrebbe usato per commentare l’esito del summit dell’altro ieri con Francia, Bce, Ue e Fmi: «Sarkozy non si è mosso di un millimetro», nonostante le diverse proposte tedesche. Il nodo del contendere rimane l’Efsf. Secondo alcuni, Parigi continua a spingere per trasformare il fondo salva-Stati in una banca, così da permetterne l’accesso allo sportello Bce. Altri riconducono, invece, il braccio di ferro alla potenza di leverage del fondo: i francesi puntano su una force de frappe da 2mila miliardi, mentre i tedeschi non sarebbero disposti ad allargare i cordoni della borsa oltre i 1.000 miliardi. Una linea, quella della Germania, confermata dalle dichiarazioni del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che ha escluso un aumento delle risorse dell’Efsf, per Berlino ferme a 211 miliardi, e che una leva finanziaria del fondo di salvataggio passi attraverso l’Eurotower. Schaeuble ha però anche negato divergenze con i francesi, con cui vi sarebbe «accordo totale». La Merkel e Sarkozy si rivedranno comunque domani sera per preparare, si legge in un comunicato congiunto, una «risposta globale e ambiziosa» alla crisi dell’Eurozona i cui elementi saranno adottati in occasione di un secondo summit dell’Eurogruppo da tenere mercoledì prossimo, prima cioè della nuova riunione del G20 a Cannes.
Un ruolino di marcia forse un po’ troppo azzardato, considerato che resta da sciogliere anche il nodo legato all’accordo sul secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, quello che prevede perdite da parte delle banche pari al 21% del valore dei sirtaki-bond in portafoglio. Una percentuale ormai superata: la Germania insiste per un taglio del 50-60%. Ieri, Parigi e Berlino hanno chiesto di avviare «trattative immediate» con gli istituti di credito. Che finora, però, spalleggiati dalla Bce, hanno risposto picche a ogni ipotesi di maggior coinvolgimento nel salvataggio di Atene.