«La ricetta salva-ippica? Più soldi a chi scommette»

Le scommesse ippiche continuano a perdere terreno. Ma c’è ancora spazio per invertire la rotta secondo Maurizio Ughi, presidente di Snai SpA: «Partiamo da un dato di fatto. In questo settore il pay-out, cioè la vincita che ritorna nelle tasche dei giocatori, è inferiore di oltre dieci punti (68 contro 80%) a quello delle scommesse sportive. Quanto basta ad allontanare tanti giocatori e a frenare il ricambio. I motivi sono sotto gli occhi di tutti. L’imposta fiscale è troppo alta, c’è almeno un punto e mezzo di differenza fra le due tipologie di scommessa. E l’Unire drena il 14% dalla raccolta. Se andiamo avanti così, non piangiamoci addosso».
Cosa consiglia allora di fare?
«Bisogna staccare la scommessa ippica dall’attività sportiva. L’Unire dovrebbe ripercorrere il cammino fatto dal Coni, lasciare il gioco allo Stato, occuparsi unicamente dell’attività sportiva e riceverne in cambio un quid per migliorare il prodotto. Adesso l’ansia di far cassa a ogni costo si trasforma in un’equazione zoppa: più corse più scommesse. Ma non è così che si rimedia a una situazione imbarazzante. In altre parole l’Unire non deve più essere il beneficiario delle scommesse».
Toccherebbe quindi allo Stato promuovere il gioco…
«Forse che non è stato così nello sport? Aams ha ereditato le scommesse sportive dal Coni incrementando visibilmente il movimento, da 1 a 5 miliardi di euro. Con l’ippica potrebbe fare altrettanto. In 3 anni si potrebbe passare da 2 a 5 miliardi di raccolta».
All’Unire cosa resterebbe?
«Un ruolo e un compito simili a quelli del Coni. Nello specifico incrementare l’allevamento, l’allenamento e le corse. È quello che manca oggi all’ippica dove la qualità va a farsi benedire».
Secondo l’Eurispes, il mercato illegale raccoglie 6,5 miliardi dalle scommesse clandestine sui cavalli…
«Ci dicano, questi signori, a quali fonti fanno riferimento e come sono arrivati a questa cifra, una cifra enorme. Se hanno in mano delle prove, e dovrebbero averle per accreditare la ricerca, si facciano vivi con l’autorità giudiziaria. Mi chiedo dove sia tutta questa gente che gioca in modo illegalmente sulle corse ippiche. E dove scommette? È troppo facile pontificare, questa è la verità. Glielo dice uno che di questo argomento sa qualcosa».
Negli ultimi due mesi del 2009 si è registrato un rallentamento delle scommesse sportive che pure hanno chiuso l’anno in positivo. È preoccupato?
«Assolutamente no. Vedrà che il 2010 porterà risultati ancora più importanti grazie al Mondiale di calcio che fa sempre da volano alle scommesse sportive. Ci sarà una ulteriore crescita. La leggera flessione è legata a una modifica incomprensibile, vale a dire alla riduzione della giocata minima da 3 a 2 euro».
In che senso incomprensibile?
«Perché non si mettono le mani in un settore che va a meraviglia. Si poteva fare a meno di questa modifica. Ma non c’è da preoccuparsene, di solito il mercato si riassesta nel giro di 3-4 mesi».
Quanto gioco non rientra nei canali ufficiali?
«Ne passa, ma in maniera relativa nonostante il proliferare di ctd collegati a bookmaker esteri non autorizzati. In molti casi la gente entra in questi negozi pensando che si tratti di punti autorizzati dallo Stato. Invece non è così».
E se si passasse al sistema autorizzativo?
«L’imposta fiscale dovrebbe essere comunque pagata nel paese in cui si opera. Ma la questione di fondo è un’altra, prima o poi si dovrà arrivare a una normativa europea che eviti distorsioni e ricorsi infiniti ai tribunali».