La ricetta sul gatto brucia Bigazzi: addio «Prova del cuoco»

Mai dire gatto, se non ce l’hai nel sacco. Perché, in caso contrario, è il gatto a metterti nel sacco. Ne sa qualcosa il povero Beppe Bigazzi che, per fare il gourmet controcorrente, ci ha lasciato le penne. Bigazzi - l’enogastronomo dai superpoteri culinari della «Prova del cuoco» su Raiuno - mercoledì scorso ha voluto fare il fenomeno a tutti i costi. E così, davanti alle telecamere, ha sfornato una ricetta su come «cucinare il gatto in umido», dispensando non pochi particolari: «È un famoso piatto del Valdarno, io l’ho assaggiato ed è molto più buono di tanti altri animali. Lo si teneva per tre giorni nell’acqua del torrente, per preparare al meglio le sue carnine bianche». Boom. I miagolii di protesta hanno cominciato a levarsi alti, più che nel film «Gli Aristogatti».
Gli animalisti che, non appena si toccano le loro bestiole diventano peggio delle belve feroci, con scatto felino si sono avventate su Bigazzi chiedendo la sua testa. Un’esagerazione? Mica tanto, visto che la Rai, con una solerzia da fare invidia a gatto Silvestro, li ha accontentati: Bigazzi è stato sospeso dalla trasmissione di mezzodì più amata dalle massaie. L’algida Elisa Isoardi (che ha ereditato la conduzione della «Prova del cuoco» dalla fin troppo accaldata Antonella Clerici), ieri ha annunciato in diretta il provvedimento blocca-Bigazzi.
L’Enpa e i Verdi cantano vittoria e sorridente appare anche il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini prontamente scesa in campo annunciando che «si sarebbe rivolta al Garante e al direttore generale della Rai». Graffia forte la Martini: «È inaudito che in una trasmissione del servizio pubblico si esalti il consumo di carne di gatto. Ai responsabili si potrebbe addirittura contestare il delitto di istigazione a delinquere». Cavolo, vuoi vedere che Bigazzi finisce al fresco per colpa del micio che lui voleva fare in umido?
Ma Bigazzi, proprio come i gatti, ha sette vite e di certo saprà risorgere. Del resto l’affetto dei suoi fan non gli manca: non a caso sul suo sito sono arrivati decine di attestati di solidarietà. Chi invece non ci sta a perdonarlo è Cristina Morelli, responsabile per i Verdi dei diritti degli animali: «La decisione di sospendere Beppe Bigazzi era doverosa dal momento che fino ad ora non abbiamo assistito a nessuna dichiarazione di dissociazione da parte dei vertici Rai. Ci auguriamo che Bigazzi e gli autori della trasmissione vogliano tornare sui loro passi e scusarsi con i tanti telespettatori che come noi Verdi si sono indignati di fronte a tale episodio». Morelli inoltre ricorda che il 17 febbraio si celebra in tutto il mondo la festa del gatto e a maggior ragione, invita al rispetto degli animali, dovuto anche e soprattutto da un servizio pubblico qual è la Rai: «La Rai non può e non deve limitarsi a trasmettere saltuari spot contro la violenza sugli animali ma dovrebbe cominciare ad applicare lei stessa alcuni principi universalmente riconosciuti, per esempio eliminando la partecipazione di animali all’interno di programmi di intrattenimento».
Anche l’Enpa, che aveva dato mandato ad un avvocato di agire contro la trasmissione per istigazione al maltrattamento di animali, «apprende con soddisfazione dell’avvenuta sospensione di Bigazzi dalla trasmissione “La prova del cuoco”». Il presidente, Carla Rocchi, è implacabile: «Apprezziamo la tempestività con cui l’azienda ha saputo sanzionare un comportamento che riesce a essere al tempo stesso un reato, istigazione al maltrattamento di animali, e una iniziativa di totale povertà di spirito». Tutto giusto, per carità.
Ma, cari animalisti, permettete una domanda: siete proprio sicuri che in televisione non si assista, ogni giorno, a cose ben più gravi della gatto-ricetta di Bigazzi?
Ma! Anzi, maooo...