Ricette e mazzette: arrestati 3 manager Recordati

Enrico Lagattolla

da Milano

Una rete che collegava manager, farmacisti, medici e informatori. Un sistema basato su pressioni e favori. Da un lato il colosso farmaceutico Recordati. Dall’altro, medici convenzionati con il sistema sanitario nazionale che prescrivono prodotti del gruppo milanese in cambio di denaro, regali, viaggi, apparecchiature. Nel mezzo, il «libro paga» dei professionisti compiacenti, e i fondi neri con cui finanziare l’attività illecita. Ai domiciliari finiscono Vittorio Bonazzi (dg della Recordati), e Vittoria Santoro (responsabile per il centro-sud Italia), mentre nel carcere di San Vittore è rinchiuso Giuseppe Giacoia, capo area della casa farmaceutica. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Oltre ai dirigenti compaiono nell’indagine del pm Francesco Prete anche 18 informatori scientifici, 12 medici (tre dei quali coinvolti nella truffa miliardaria che nel 1997 aveva portato in carcere Giuseppe Poggi Longostrevi, morto suicida nel settembre 2000) e un farmacista, per i reati di corruzione e comparaggio. Diversa la posizione della società. Gli inquirenti stanno valutando se iscriverla nel registro degli indagati per violazione della legge 231 del 2001, che impone modelli organizzativi per prevenire reati da parte dei dipendenti.
L’inchiesta, condotta dal Nucleo regionale della Gdf della Lombardia, nasce dall’esposto di un dipendente del gruppo, licenziato nel 2002. L’uomo registra alcune conversazioni con i suoi superiori, e le consegna alla Procura di Milano. Ne esce il «metodo Bonazzi». «Fornire una lista di trenta medici di base» da contattare e coinvolgere nella nuova «politica commerciale». Il manager - insediatosi alla direzione generale dell’azienda nel ’99 -, avrebbe preteso «fatturato immediato a qualsiasi costo», e chiesto di individuare «medici di base che hanno relazioni con farmacie, e mettersi d’accordo».
Nelle 118 pagine di ordinanza firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo, viene descritta «una stabile e organizzata struttura dedita al perseguimento di un disegno corruttivo di ampio respiro, espressione di una politica aziendale tesa a incrementare illecitamente la commercializzazione delle proprie specialità medicinali, \ destinata a realizzare un programma delittuoso preordinato alla corruzione dei sanitari, affinché prescrivano ai propri assistiti o a pazienti inesistenti o ignari prodotti della Recordati, procurandogli indebite remunerazioni, con provviste finanziarie messe a disposizione dalla casa farmaceutica con sistemi illegali \ e mantenendo a libro paga un numero cospicuo di sanitari, (si parla di 150 tra il 2000 e il 2006, ndr)». Nel «sodalizio criminale» evidenziato dagli inquirenti, Bonazzi «impartiva le direttive dal vertice della struttura, la Santoro coordinava i vari capi area, e Giacoia, operando in stretto rapporto con i vari informatori scientifici, realizzava» la rete di medici.
Tre i metodi. Primo, la «messa in terapia». All’informatore scientifico veniva assegnato il compito di convincere il medico a prescrivere terapie a base di farmaci Recordati, in cambio di denaro «versato in nero per mano dello stesso collaboratore scientifico o del responsabile di Area, solitamente pari a un milione delle vecchie lire». Nel caso di rifiuto, l’informatore rischiava il licenziamento. Secondo, gli «ordini diretti». Le farmacie venivano invitate a «bypassare» i grossisti, ordinando i prodotti dalla casa madre, ottenendo uno sconto superiore a quello praticato dai distributori. Terzo, le «case editrici». Il pagamento dei medici - per mascherare il legame con la farmaceutica - avveniva attraverso bonifici emessi da case editrici riconducibili a uno stesso soggetto, e giustificati come compensi per la compilazione di questionari scientifici. Un sistema che garantiva vantaggi per tutti. Immediato incremento del fatturato per la Recordati, maggiori introiti per le farmacie, premi in denaro e prospettive di carriera per gli informatori scientifici, «bonus» per i medici.