Le ricette del Pdl contro gli sprechi: stipendi dimezzati e legati al merito

RomaCercasi disperatamente ricette anticasta immediatamente applicabili. Nella grande corsa a chi la spara più grossa nel tentativo di intercettare gli umori popolari ed essere credibile nel recitare due parti in commedia - quella del privilegiato e quella del cacciatore di privilegi - il fiorire di proposte taglia costi è praticamente inarrestabile. Nel mare magno degli improvvisati professionisti dell’antipolitica, però, non c’è solo propaganda ma anche qualche idea interessante all’orizzonte.
La prima è quella firmata da Laura Ravetto. Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento si muove su un doppio binario. Da una parte dice basta al festival della demagogia attualmente sulle scene del Paese. «Ho la sensazione che l’Italia non crescerà mai se passerà il proprio tempo a cercare un untore, un capro espiatorio, evitando di affrontare i problemi nodali che lo attanagliano» spiega. Poi la Ravetto passa a sottolineare alcuni paradossi. «Vogliamo dire che in Italia c’è una buona parte del lavoro, dell’economia e persino delle professioni che ogni giorno si foraggia con la politica e passa per essere società civile?». «Altrettanto insopportabile» continua la Ravetto «è vedere come i protagonisti della prima Repubblica, coloro che hanno scaricato sui figli gli effetti di una politica clientelare e irresponsabile, nell’immaginario collettivo vengano ricordati come i grandi statisti del dopoguerra». Terminate le puntualizzazioni retrospettive il sottosegretario passa a definire la sua proposta. Prima una premessa. «Il Parlamento deve essere una scatola di vetro. Occorre mettere in campo un’operazione di trasparenza totale. Si devono conoscere sino in fondi i costi delle retribuzioni dei lavoratori di questa istituzione perché nessuno possa nutrire sospetti. E questo deve valere per tutti, dal Quirinale in giù». Detto questo per «dare una risposta vera alla pancia del Paese dobbiamo fare qualcosa di concreto e di immediato: dimezziamoci subito gli emolumenti. È questo l’unico modo rapido per abbattere immediatamente i costi parlamentari senza attendere riforme costituzionali». Attenti, però, conclude la Ravetto, a non far sì che l’ingresso in Parlamento venga subordinato «al censo o a un vincolo di mandato con il dante causa di turno».
Un’altra presa di posizione orientata nel senso della chiarezza arriva da Guido Crosetto. «Sostengo da anni che bisogna collegare lo stipendio dei politici, così come degli alti dirigenti pubblici ai risultati. In Parlamento vedo deputati e senatori che si guadagnano il loro stipendio e altri per cui anche 500 euro sarebbero troppi» rileva il sottosegretario alla Difesa. «Il criterio da adottare è semplice: se amministri qualcosa non devi peggiorare i saldi. Se invece lo fai devi pagare in prima persona. La gente deve sapere chi fa bene e chi fa male, anche sul fronte delle presenze». Nel definire la sua proposta, Crosetto fa un esempio legato alla sua esperienza personale. «Quando sono arrivato alla Difesa ho scoperto che si spendevano 70 milioni per servizi di vigilanza. Considerato di quale ministero si trattava mi è sembrato davvero un paradosso insopportabile. Dopo un anno quei costi sono stati cancellati. In ogni caso sono convinto che uno scatto di orgoglio debba partire dal Parlamento. Faccio un esempio: abbiamo istituito Authority costosissime per far svolgere loro compiti che un tempo spettavano alle Camere. Allora se vogliamo davvero risparmiare chiudiamole queste Authority e riportiamo queste competenze dentro il Parlamento».
Da registrare, infine, la richiesta di rivedere le incompatibilità professionali avanzata da Domenico Scilipoti. «Ogni parlamentare deve essere pagato per una effettiva produttività: si postuli un parametro lavorativo con controlli idonei e si renda perentoria la scelta tra indennità parlamentare e indennità, per fare un esempio, di docente universitario, medico, avvocato, magistrato».