Una ricevuta per iscriversi all’anagrafe

Basta la semplice ricevuta della dichiarazione di presenza in Italia per iscriversi all’anagrafe e avviare così la procedura per il riconoscimento della cittadinanza per «diritto di sangue». A ribadirlo è stata una circolare del ministero dell’Interno che dovrebbe agevolare i discendenti degli italiani venuti nel nostro Paese a tale scopo. E sono parecchi. Soprattutto in Lombardia che, da sempre, detiene lo scettro della regione a più alto tasso di «nuovi cittadini».
Con l’autocertificazione convalidata dalla questura o dalla polizia di frontiera e introdotta, ai primi di giugno, al posto del permesso di soggiorno per una durata non superiore ai tre mesi, infatti, si era creato un vuoto legislativo: diversi comuni non riconoscevano la validità del nuovo documento, rifiutando ai singoli l’iscrizione all’anagrafe e bloccandone così l’iter per l’ottenimento della cittadinanza. Ed è questo il punto: ogni anno sono migliaia gli stranieri con un legame di parentela made in Italy che arrivano in Italia nella speranza di accaparrarsi il prezioso pezzo di carta. Lo fanno perlopiù da turisti, ben sapendo che, una volta qui, potranno chiedere la residenza, indispensabile per avviare l’intera procedura. C’è anche un’altra strada, intendiamoci, ed è quella di rivolgersi alle ambasciate italiane nei Paesi d’origine. Ma i tempi sono molto più lunghi e, soprattutto, non vi è la certezza di alcuna risposta. In Sud America, in primis, dove, negli ultimi anni, la rete consolare italiana è stata presa d’assalto. A cominciare da quella dell’Argentina post-crack.