RICHARD GALLIANO Il demiurgo della fisarmonica

Indubbiamente è il re, o il demiurgo, della fisarmonica moderna. Non c’è altro modo per definire Richard Galliano, fenomeno francese (ma nato da genitori italiani) che frequenta spesso i nostri palcoscenici con spettacoli sempre diversi e fantasiosi. Con il lirismo sanguigno del suo strumento sposa la sensualità di Astor Piazzolla (il suo indiscusso maestro anche se è impazzito per il jazz ascoltando i dischi del trombettista Clifford Brown) e le sonorità acri dei bistrò, la fantasia di Art Van Damme e la maestosità di Bach. Galliano è artista trasversale che più trasversale non si può, ma non è mai alla ricerca dell’applauso o dell’effetto commerciale. Anzi, la sua musica è complessa e intrigante, fa muovere i piedi ma va seguita con la mente e con il cuore come dimostrerà il concerto di stasera al Teatro Smeraldo all’interno dell’imponente cartellone del «MiTo».
Ama cambiare Galliano; esibirsi da solo o montare e smontare piccoli gruppi. Quest’anno ha messo in circolazione quattro album: L’hymne à l’àmour in trio e con il supporto del magico vibrafonista Gary Burton, Solo inciso dal vivo ad Orvieto, Live at Marciac, inciso col Tangaria Quartet e Luz Negra. Questi ultimi due costituiscono il canovaccio dello show di questa sera (per conoscere al meglio la poliedricità dell’artista c’è il triplo cofanetto Concert inédits con tre spettacoli del 1998, uno in solitudine a Umbria jazz, uno in coppia con Michel Portal ad Amburgo, uno con Daniel Humair e J.F.Clark a Montreux).
Definito jazzman per antonomasia (ma le etichette a questo genere di artisti vanno sempre più strette) Galliano difende la sua autonomia. «Quando suono e sento delle vibrazioni in tutto il corpo vuol dire che sono sulla strada giusta, quindi che sto comunicando emozioni». Quindi infiamma la sua fisarmonica con mille colori, assumendo ora i toni scuri del blues ora quelli cordiali dello swing, ora la melanconia del tango ora le emozioni dei più vari ritmi sudamericani, ora il rigore del classico ora l’intrepida via dell’improvvisazione. Senza dimenticare i maestri italiani. «Gorni Kramer è stato immenso nel popolarizzare il jazz, ma io amo anche maestri come Fugazza e Volpi».
Allo Smeraldo - accompagnato da Sébastian Surel al violino, Philippe Aerts al contrabbasso, Rafael Mejias alle percussioni - ci accompagna in un viaggio tra tango, ritmi jazz e Sudamerica. Si passa dalla «piazzolliana» Libertango a Esqualo, dai passaggi folk di Flambée montalbannaise al classico Luz negra. Un percorso che trasforma suoni e armonie in immagini e sensazioni tangibili, senza mai cali di tensione o ripetizioni. «Papà quando avevo quattro anni mi ha insegnato l’Abc della fisarmonica, poi ho studiato trombone e armonia all’Accademia di Nizza e sono diventato professionista nel 1973 con Claude Nougaro. Ho fatto l’arrangiatore, il direttore, il compositore e così ho compreso l’importanza dell’improvvisazione». Poi sviluppata a fianco di jazzisti come Michael Portal, Michel Petrucciani, Gary Burton, Chet Baker, Enrico Rava e moltissimi altri che come lui condividono l’amore per la ricerca e la sperimentazione, ma senza mai dimenticare il passasto. «Negli anni ’70 ho usato la fisarmonica con il sintetizzatore suonando Jimi Hendrix. Ma la vera rivoluzione è tornare al tango, alla musette, al blues, allo Zydeco della Louisiana, al vecchio jazz e ai suoni popolari».
Richard Galliano
stasera ore 23
Teatro Smeraldo
Ingresso: 30 e 40 euro