Richiamo europeo per Prodi: "Può creare problemi a tutti"

Roma - Brutte notizie da Bruxelles per Tommaso Padoa-Schioppa. Jean-Claude Juncker è «mister euro», cioè il presidente dell’Eurogruppo. E nella sua veste avverte il governo: niente aumenti del deficit. «Se l’Italia non risanerà i propri conti al più tardi nel 2010 ci saranno seri problemi anche per l’intera area euro». Per queste ragioni - aggiunge Juncker - «lancio un appello all’Italia perché sia responsabile, anche nei confronti di tutti i Paesi della zona euro». Un appello di questo genere non l’ha ricevuto mai nessun governo dell’Eurozona; per di più proclamato nel corso di un’audizione del Parlamento europeo; e per di più, alla vigilia del varo di un Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) che indicherà proprio una crescita del deficit dal 2,3 al 2,5% del Pil. Prima dell’appello, Juncker aveva avuto un lungo colloquio a quattr’occhi (a riflettori spenti) con il commissario europeo Almunia.

Mister Euro, poi, sembra quasi voler smontare sul nascere le argomentazioni che Padoa-Schioppa fornirà alla commissione per giustificare l’aumento del deficit, finalizzato a raddoppiare il «tesoretto». A Bruxelles si attendono che il ministro dell’Economia giustifichi la scelta di aumentare il deficit in virtù del fatto che l’Italia ha un indebitamento ben al di sotto del 3%. E che in fin dei conti - è il ragionamento che circola nei corridoi dell’Economia - se il deficit cala dal 2,8 (previsto dalla Finanziaria) al 2,5%, è sempre un miglioramento dei saldi.

Per l’Eurogruppo simili riflessioni potrebbero essere anche accolte «se l’Italia non avesse un enorme debito pubblico e se non fosse così lontana dall’obbiettivo di medio termine». Juncker sottolinea che «l’Italia deve ricordarsi che è responsabile anche nei confronti di tutta la zona dell’euro; e non è libera di distribuire i frutti della crescita come vuole lei». Mister Euro invita quindi il governo a rispettare il Patto di stabilità; e questo prevede che il maggior gettito debba andare a riduzione del deficit.

Il governo, al contrario, questa mattina nel Consiglio dei ministri con il Dpef dovrebbe indicare sia come spendere l’extragettito di quest’anno, sia come impegnare quello del prossimo anno. E formalizzare anche la scelta di aumentare quest’anno il deficit dal 2,3 al 2,5% del Pil.

All’esame della riunione di governo dovrebbe andare anche un provvedimento destinato a spendere una quota del «tesoretto» attraverso l’aumento una tantum delle pensioni minime. Ma non è stato ancora sciolto il nodo se questo provvedimento sarà un decreto legge o un disegno di legge, come vorrebbe Prodi. Anche Padoa-Schioppa preferirebbe la soluzione del disegno di legge: gli impedirebbe di impegnare risorse immediate (si parla di 250 euro a pensione intorno ai 500 euro al mese, ma solo una tantum) prima di una posizione formale di Bruxelles. La sinistra estrema, invece, punta sul decreto. Per convertirlo in legge prima della pausa estiva Prodi sarebbe costretto a utilizzare il voto di fiducia. Voto che il premier vorrebbe evitare.

Insomma, la partita fra il governo e la Commissione Ue si gioca oggi a Palazzo Chigi. Per il momento, il Dpef è pronto. Eventuali sconti Ici potrebbero entrare in vigore nel 2008, ma i proprietari di casa ne potrebbero beneficiare solo nel 2009. Fra le quasi 140 pagine non comparirà la tabella del quadro programmatico; l’unica in grado di indicare se nel 2008 sarà o no necessaria una manovra agganciata alla Finanziaria. Il ministro dell’Economia continua a ripetere che non sarà necessaria, visto l’andamento delle entrate. Ma la forte crescita delle spese renderebbe necessario un intervento per il momento stimato in 6-8 miliardi.

Visto l’andamento del negoziato sulle pensioni è stato cancellato il vertice dei capigruppo della maggioranza previsto per ieri sera con il governo per conoscere i contenuti del Dpef. E Fabio Mussi ha sempre detto che se non conosceva in anticipo il documento non l’avrebbe approvato in Consiglio dei ministri.