Riciclaggio, foto col boss smentisce Di Girolamo

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Il senatore del Pdl: &quot;Mai contatti con i boss&quot;. Foto dell'<em>Espresso</em> lo smentisce: è con Franco Pugliese, boss della 'ndrnagheta. Oggi Scaglia (Fastweb) torna in Italia. Parisi difende la società: <strong><a href="/interni/parisi_fastweb_mai_commesse_frodi_fiscali/cronaca-economia-giustizia-riciclaggio-fastweb-telecom-frode_fiscale-parisi/24-02-2010/articolo-id=424733-page=0-comments=1" target="_blank">&quot;Mai commesso illeciti&quot;</a></strong>. A Roma si dimette l'ad dell'Ama
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Roma - Un fiume di denaro sporco, oltre due miliardi di euro, e una valanga di arresti: 56 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Roma, su richiesta della procura distrettuale antimafia. L'inchiesta su Fastweb ha scosso il mondo della finanza e della politica. Una bufera giudiziaria, con forte calo dei titoli in Borsa, su Fastweb e Telecom Sparkle (controllata Telecom Italia), le società di telecomunicazioni per le quali è stato chiesto il commissariamento dalla procura di Roma. "Una delle frodi più colossali mai viste in Italia" l’ha definita il gip Aldo Morgigni.

Scaglia: "Domani in Italia" L’ex numero uno di Fastweb Silvio Scaglia torna in Italia domani. È stato organizzato un volo privato per poterlo far rientrare giovedì in giornata, si legge in una nota. "Desidero parlare al più presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti - dice Scaglia -. Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata" aggiunge l’ex numero uno di Fastweb in merito all’inchiesta che lo vede coinvolto per riciclaggio. Secondo la nota diffusa da Scaglia il suo ruolo e quello allora di Fastweb non hanno niente a che fare con personaggi, eventi e reati relativi all’indagine di criminalità mafiosa. I suoi difensori si sono già messi a disposizione dei magistrati per concordare l’interrogatorio in tempi brevi.

La giunta del Senato La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato deciderà sul caso di Di Girolamo "entro la prossima settimana, al più tardi entro giovedì". Lo ha detto il presidente della giunta, Marco Follini, uscendo dall’ufficio di presidenza che ha stabilito il calendario dei lavori. "È stato chiesto il tempo tecnico per leggere gli atti relativi al caso che ammontano a 1.600-1.700 pagine - ha spiegato Follini - completeremo l’audizione di Di Girolamo martedì prossimo e poi c’è l’impegno a dare la parola definitiva entro la prossima settimana".

Il gip: "Di Girolamo era il capo" "Il senatore Di Girolamo risulta essere promotore e capo di una associazione per delinquere che ha commesso delitti di eccezionale gravità e ha cagionato all’erario un danno stimabile in oltre 370 milioni di euro". Lo si legge nella richiesta di arresto del gip. Il flusso di denaro, scrive il gip, fatto transitare su conti correnti italiani ed esteri è pari a 2,222 miliardi di euro. "La consapevolezza della Fastweb e dei suoi vertici, ivi compreso il presidente del Cda, Silvio Scaglia, circa la fittizietà dell’intera operazione discende oltre dal diretto coinvolgimento di membri della stessa società anche dall’esame della documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni effettuate nei confronti di Fastweb e dalle intercettazioni telefoniche effettuate". Il gip contesta anche il modo in cui Di Girolamo venne eletto senatore. "Mokbel, Colosimo e Pugliese quali ideatori e Macori e Gabriele quali esecutori materiali - scrive il gip - appositamente recatisi in Germania, hanno reperito da elettori italiani immigrati e residenti in Germania e hanno abusivamente riempito le relative schede elettorali con il nome di Di Girolamo". Per il Gip Di Girolamo "unitamente al Mokbel e al Colosimo, si è recato in Calabria da Franco Pugliese, legato alla cosca ’ndranghetista degli Arena, allo scopo di ottenere un appoggio politico, in particolare presso gli emigrati calabresi in Germania, alla sua elezione a senatore nella circoscrizione Europa". La candidatura di Di Girolamo era "assolutamente strumentale agli interessi del sodalizio".

Contatti con i politici Mokbel ebbe contatti "con primari esponenti della scena politica nazionale" per trovare "un posto" a Di Girolamo tra i candidati del Pdl. Dalle conversazioni intercettate e dai contatti che il Mokbel ebbe, emerge che l’unico "posto disponibile" per Di Girolamo fu nelle liste per il Senato circoscrizione italiani residenti all’estero. In una delle intercettazioni di Mokbel con Di Girolamo si legge: "Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti, perché ieri sera qui è venuto: il senatore De Gregorio, l’onorevole Bezzi, tutti quanti si so messi a taranterellà. Però, siccome De Gregorio è l’unico che ha l’accordo blindato con Berlusconi... Cioè si presenta in una delle liste...". "So successi de tutti accordi, e poi fanno la segreteria nazionale, non io, allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia, che sarebbe ancora meglio, domani mi viene la persona in ufficio...".

Di Girolamo: "Sono fatti che non mi appartengono" "Su di me si è abbattuta una tempesta, della quale non avevo alcuna indicazione. Ho letto sui giornali le cose che mi vengono contestate": lo ha detto il senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, in una breve conferenza stampa. "Ho rispetto assoluto per la magistratura - ha aggiunto - mi riservo di leggere le carte per poter rispondere nello specifico". La conferenza stampa, in un hotel di Roma vicino al Senato, dura meno di un quarto d’ora e il senatore si trincera dietro il silenzio. Numerose le domande che gli vengono rivolte dai giornalisti, che lo "scortano" anche nel tragitto da piazza della Minerva a piazza Sant’Eustachio, davanti al Senato, ma a tutte Di Girolamo oppone la solita risposta: "Devo leggere le carte. Non ho ancora letto gli atti. Posso solo dire che tutti i fatti, contestati dai giornali, non mi appartengono. Io non ho mai avuto contatti con mafia, camorra, ’ndrangheta. Con il territorio calabrese ho avuto solo due contatti: una cena elettorale e un incontro successivo per ringraziare della cena".

Gli interrogatori: "Somme ingenti a Di Girolamo" "Diedi somme rilevanti al senatore Di Girolamo". Così il commercialista F.R. nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Oltre a lui saranno chiamate a rispondere alle domande del gip altre 13 persone. Prima del commercialista è stato sentito un altro indagato, l'imprenditore Mokbel, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono invece ancora quattro le ordinanze di custodia cautelare che devono ancora essere eseguite. Tra queste quella nei confronti di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb ed ex amministratore delegato della società, attualmente all’estero. Anche gli altri tre irreperibili si trovano all’estero.

L'ad Ama si dimette "Ho deciso di autosospendermi dal ruolo di amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali per senso di responsabilità istituzionale nei confronti dell’azienda e del Comune di Roma, e per evitare che la mia vicenda venga strumentalizzata per motivi politici. Intendo ribadire, tuttavia, la mia totale estraneità alla vicenda Di Girolamo tanto che, a quanto ho appreso, non risulto neppure iscritto nel registro degli indagati". Lo afferma Stefano Andrini il cui nome compare nell’ambito dell’inchiesta sul maxi riciclaggio. A stretto giro Andrini si è dimesso. "Andrini ha presentato le dimissioni dalla carica di amministratore delegato di Ama servizi ambientali. È stato immediatamente convocato il cda di Ama servizi ambientali per la giornata di domani che provvederà a nominare il nuovo amministratore delegato nella persona di Giovanni Fiscon, attuale direttore delle operazioni di Ama spa". Lo comunica una nota di Ama.

Swisscom: "Operazioni lecite" Quando aveva acquisito Fastweb nel 2007, Swisscom "era a conoscenza del procedimento per presunta frode fiscale nel periodo 2003-2006". Così la capogruppo elvetica in una nota, precisando che: "erano state richieste due diverse perizie a società di consulenza tributaria secondo le quali le operazioni contestate erano lecite e fastweb ha quindi diritto al rimborso dell’iva". Secondo swisscom "l’impossibilità di esigere il rimborso dallo stato, in base alle conoscenze di allora, veniva considerata come parte del rischio insito nell’offerta di acquisto".