Riciclaggio, il giro d'affari delle cosche è di 88 miliardi

La ricerca di Demoskopika: «Il giro d'affari illecito delle organizzazioni criminali italiane e straniere è pari al 5,6% del Pil». Il presidente Rio al «Giornale»: «Per i clan l'immissione di capitali sporchi nel sistema economico è un impressionante moltiplicatore di profitto»

Il riciclaggio è un impressionante business illecito per le organizzazioni criminali italiane e straniere pari al 5,6 per cento del Prodotto interno lordo italiano. Oltre 25 mila le operazioni finanziarie sospette pervenute alla Direzione investigativa antimafia. In testa tra i soggetti intermediari «creativi» gli enti creditizi e la pubblica amministrazione. Dominante il ruolo di 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra. È quanto emerge da una ricerca dell'istituto Demoskopika che ha stimato uno dei più remunerativi moltiplicatori di profitti dell'universo criminale. Secondo il Fondo monetario internazionale l'attività di riciclaggio assorbe quote tra il 5 ed il 10% del Pil delle economie occidentali e, quindi, nel caso italiano vale non meno di 118 miliardi di euro. Ed è un fenomeno che da una parte ha un costo e dall'altro permette di incrementare i guadagni reinvestendoli in attività lecite o illecite. Le spese per riciclare il denaro sporco ammontano almeno al 25% del totale. Se al dato ottenuto sottraiamo il costo per ripulire il denaro, il giro d'affari stimato della criminalità per l'attività di riciclaggio del denaro sporco si aggira intorno agli 88 miliardi di euro. «Il riciclaggio - spiega al «Giornale» il presidente dell'istituto Demoskopika, Raffaele Rio - rappresenta per la criminalità organizzata trasnazionale ed italiana un impressionante moltiplicatore di profitti. In questa direzione la criminalità ha sviluppato enormi capacità di reimmettere i profitti ottenuti con operazioni illecite o illegali all'interno del normale circuito monetario legale avvalendosi spesso della complicità di consulenti esperti nel campo dell'intermediazione finanziaria e creditizia». Un' ulteriore indicatore sulla capacità di infiltrazione criminale nell'economia legale è riscontrabile dalle segnalazioni finanziarie sospette pervenute alla Direzione Nazionale Antimafia nel biennio 2007-2008. In Italia, nell'arco temporale osservato, le operazioni pervenute sono state oltre 25 mila concentrandosi principalmente in Lombardia con 6.931 segnalazioni pari al 27,7 per cento e nel Lazio con 3.766 operazioni sospette pari al 15 per cento sul totale italiano. Il quadro subisce significativi mutamenti se si considerano le sole segnalazioni sospette trattenute, ossia avviate successivamente ad una fase di ulteriore approfondimento investigativo. In questo caso la suddivisione non lascia spazio a dubbi. Nelle quattro regioni considerate a maggiore permeabilità mafiosa si concentra quasi il 52 per cento delle operazioni finanziarie trattenute: 281 su un totale complessivo pari a 543 segnalazioni. In testa la Sicilia con 95 operazioni sospette trattenute (17,5%). A seguire la Campania con 74 segnalazioni (13,6%), la Puglia con 57 segnalazioni (10,5%) e la Calabria con 55 segnalazioni (10,1%). L'analisi delle segnalazioni pervenute, inoltre, suddivise per tipologia di intermediario finanziario pongono l'attenzione principalmente sugli Enti creditizi che con 18.557 episodi conteggiati rappresentano quasi il 78 per cento sul totale delle operazioni finanziarie sospette pervenute alla Direzione nazionale antimafia. Seguono con rilevante distacco la Pubblica amministrazione con il 9,3 per cento e gli intermediari finanziari con l'8,5 per cento. Analizzando il dato relativo alle operazioni finanziarie, emerge che 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra rappresentano insieme oltre il 70 per cento della segnalazioni sospette sottoposte ad ulteriori attività investigative in Italia con 381 casi su un totale di 543. Seguono le altre organizzazioni criminali italiane con 94 segnalazioni (17,3%), la criminalità organizzata pugliese con 54 segnalazioni (9,9%) e le altre organizzazioni straniere con 14 segnalazioni (2,6%).