Riciclaggio, ritrovato tesoro segreto di Mokbel

L'ex ad di Fastweb, coinvolto
nell'inchiesta sul riciclaggio di 2 miliardi di
euro, a Rebibbia. Ai colleghi avrebbe detto: "Chiarisco tutto e intanto voi continuate a lavorare". A Roma i Ros hanno sequestrato parte del "tesoro" dell'imprenditore Mokbel: dipinti, serigrafie e sculture

Roma - "Ci sentiamo tra pochi giorni, chiarisco tutto e voi andate avanti a lavorare". Silvio Scaglia, ex amministratore delegato della società telefonica Fastweb coinvolto nell'inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi di euro, è atterrato all'aeroporto di Ciampino a mezzanotte e mezza con un volo privato proveniente dalle Antille dopo uno scalo tecnico a Casablanca. Intanto, a Roma, i Ros hanno sequestrato parte del "tesoretto" dell’organizzazione facente capo a Gennaro Mokbel: migliaia di dipinti, serigrafie e sculture di artisti famosi.

Il tesoro di Mokbel L’operazione del Ros è scattata nelle prime ore di questa mattina, nel quartiere Collina Fleming, dove i carabinieri hanno trovato il magazzino all’interno del quale era custodito quello che si ritiene sia solo "un primo tesoretto" dell’organizzazione capeggiata da Mokbel. Si tratta di migliaia di dipinti, serigrafie, litografie e decine di sculture: opere d’arte nelle quali la presunta associazione per delinquere reimpiegava parte degli enormi cespiti illegalmente acquisiti. Sono opere di importanti artisti contemporanei e moderni tra cui spiccano i nomi di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina.

Scaglia portato a Rebibbia Scaglia è stato prelevato direttamente sotto bordo dell'aereo dalla Guardia di Finanza ed é stato fatto uscire da un varco secondario, lontano dai numerosi cameraman e giornalisti che lo attendevano nel settore dell'aviazione generale. Secondo quanto si è potuto apprendere l'ex numero uno di Fastweb si sarebbe costituito alla Gdf. Dallo scalo romano Scaglia dovrebbe essere trasferito nel carcere di Rebibbia. Secondo il suo legale, Gildo Ursini, Silvio Scaglia sarà interrogato tra oggi e domani. Ai propri colleghi avrebbe detto: "Ci sentiamo tra pochi giorni, chiarisco tutto e ricominciamo a parlare dei nuovi progetti". "Non vi fermate, proseguite in quello che state facendo: torno per spiegare quanto successo e poi ricomincerò subito a lavorare", ha aggiunto il fondatore di Fastweb in una delle ultime telefonate con Valerio Zingarelli, presidente e amministratore delegato di Babelgum, piattaforma di contenuti per il mondo digitale di cui Scaglia è unico proprietario.

Le ultime telefonate prima del carcere "L’ho sentito tranquillo e ha confermato di essere del tutto sorpreso di quanto sta avvenendo: quello di cui si parla è fantascienza", spiega all’Ansa Zingarelli, che conosce Scaglia dal 1995 dai tempi di Omnitel e che poi è stato direttore generale della rete internazionale Vodafone e componente del consiglio di amministrazione di Fastweb. "Chi lo conosce, tutto il mondo industriale ed economico, sa che è un 'calvinista' - aggiunge il presidente di Babelgum, iniziativa con basi a New York, Londra e Milano nella quale Scaglia sta realizzando un investimento di 40 milioni di euro - e che la sua integrità è totale".

Il "mago" davanti al gip Molto probabilmente davanti al gip respingerà ogni accusa, il "mago" della finanza, come lo avevano soprannominato i colleghi alcuni anni fa. In un primo momento il rientro di Scaglia era atteso per il primo pomeriggio. Poi è slittato e i tempi dilatati hanno fatto pensare ad una trattativa tra i legali di Scaglia e gli inquirenti. Una possibile trattativa incentrata sulla disponibilità dell'indagato eccellente a collaborare con la magistratura. "Desidero parlare al più presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti", aveva fatto sapere attraverso i suoi avvocati Silvio Scaglia. "Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della società da me amministrata". In poche parole, 'non so nulla' di frodi carosello, di riciclaggio, di una rete della 'ndrangheta nella societa' da lui fondata. Una società, Fastweb, sulla quale dopo l'avvio dell'inchiesta pende una richiesta di commissariamento fatta dai magistrati della procura di Roma.

L'attività degli inquirenti La giornata in attesa dell'ex numero uno di Fastweb è stata contrassegnata da una attività febbrile da parte degli inquirenti impegnati in una lunga riunione in attesa di formulare a Scaglia i capi di imputazione. Alla base dell'inchiesta giudiziaria alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di telefonia mobile attivavano all'insaputa dei clienti servizi a pagamento ma anche la tranche che vedrebbe il maggiore della Guardia di finanza Luca Berriola, in servizio al comando Tutela finanza pubblica, arrestato per aver incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio. Secondo l'accusa Silvio Scaglia era "il dominus pressoché assoluto" di Fastweb ed è 'logico' ritenere che le operazioni commerciali fittizie 'Phuncards' e 'Traffico Telefonico' "fossero non soltanto da lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l'abbellimento dei bilanci e della contabilità della società da lui amministratà", scrive il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza di custodia cautelare.

Le accuse a Scaglia Scaglia è accusato, nella sua qualità di amministratore delegato e di presidente del cda di Fastweb SpA, e di amministratore delegato di E.Biscom spa di "partecipazione all'associazione per delinquere" individuata dagli inquirenti, "in relazione alle condotte tenute nell'ambito delle operazioni commerciali fittizie e del reato di "dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" in relazione alle dichiarazioni IVA relative agli anni fiscali 2003, 2005 e 2006. Sempre secondo il gip, Scaglia era "non soltanto il legale rappresentante" di Fastweb "di fronte a terzi, ma il vero dominus della società quotata dopo la trasformazione e colui al quale venivano quindi riferite le scelte gestionali di maggior rilievo nell'ambito della società". Ma a questa visione delle cose, ad esempio, non crede il finanziere Francesco Micheli, cofondatore di e.Biscom, oggi Fastweb, assieme a Scaglia. "Scaglia certo non poteva immaginare - ha detto Micheli - che nell'azienda potesse esserci la lunga mano della 'ndrangheta''.