Riciclaggio Sviluppi nell’inchiesta

Non ci sono solo i rami «laterali» del Banco di Desio e della Brianza nelle carte dell’indagine per riciclaggio condotta dalla Guardia di finanza a carico delle branch in Lazio e in Svizzera dell’istituto di credito. La Procura di Roma ha chiuso le indagini nell’agosto scorso incriminando solo i legali rappresentanti del Banco di Desio del Lazio e del Credito Privato Commerciale, ovvero le due controllate, mentre a carico della capofila è stata ipotizzata solo la responsabilità in base alla legge 231 sulle persone giuridiche. Ma un rapporto delle Fiamme gialle allegato agli atti afferma, senza giri di parole, che anche i vertici della holding erano consapevoli e compiacenti di quanto avveniva sotto di loro. Anzi, si parla di «volontà» dei vertici della controllante.
Il pubblico ministero Giuseppe Cascini, titolare dell’inchiesta, non sembra avere seguito le indicazioni della Guardia di finanza, che se fossero state raccolte avrebbero dovuto portare all’incriminazione dei vertici del Banco di Desio. Al centro dell’inchiesta c’è il sistema di raccolta e di esportazione dei capitali messo in piedi per i clienti privilegiati (compreso un sacerdote), nonché la creazione di società ombra in paradisi fiscali a disposizione dei clienti stessi. Agli atti c’è una intercettazione tra Roberto Perazzetti, direttore generale della Cpc di Lugano, e Nereo Dacci, amministratore delegato della Banco di Desio spa, in cui il primo esterna i suoi auspici per l’inasprimento del segreto bancario in Svizzera: «I partiti borghesi, come vengono chiamati quelli di centrodestra, vogliono mettere nella Costituzione sia il segreto bancario che la non assistenza giudiziaria, a quel punto sarò nella black list, tanto io continuerò a fare i soldi, così non ci avremo più la rottura di marroni dei magistrati bigoli che danno l’assistenza per cose inesistenti». Scrive la Guardia di finanza: «Di estrema rilevanza risulta la compiacenza che il Dacci, numero uno del Baco, mostra rispetto a tali convinzioni, sorridendo ironicamente».
Ancora più esplicito il passaggio che riguarda Claudio Broggi, vicedirettore vicario, che parlando con Perazzetti si informa sui documenti «non ufficiali dei clienti» «senza scrupolo alcuno, dimostrando di conoscere bene le modalità operative dei funzionari del Cps e di anteporre alla legge il profitto aziendale». «Si evince che l’attività di gestione dei capitali illeciti non sia volontà di un singolo direttore, ma è precisa volontà proveniente dal vertice».