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Piera Anna Franini

I finanziamenti pubblici sono ridotti all’osso, risicati pure i privati (scoraggiati anche dalla mancanza della prassi, altrove in uso, della defiscalizzazione). Per la stragrande maggioranza delle istituzioni culturali, in questo caso musicali, tirare avanti diventa sempre più una sfida.
Nel presentare il cartellone al via il prossimo settembre, Antonio Mormone, presidente della Fondazione Società dei Concerti, ieri sera ha voluto fare alcune puntualizzazioni con tanto di lettera aperta ai suoi abbonati. Che compongono un esercito: superano le 4800 unità. «La nostra Fondazione non elargisce sontuosi e molto sontuosi compensi ai collaboratori della nostra istituzione», ha chiarito subito Mormone alludendo agli sprechi di altri enti.
A fronte di sovvenzioni per la cultura sempre più magre, «ci sono presidenti e direttori di istituzioni che prendono un mare di quattrini. Per la trattativa di un paio di concerti c’è chi arriva a chiedere 10mila euro. Il problema di tante società sta nella cattiva gestione» spiega Mormone, sottolineando che il punto di forza della Società che presiede sta nelle «trattative personali che favoriscono non poco alcune concessioni e comunque trattamenti ottimali non facilmente raggiungibili per altre vie». E ancora, «la musica va servita, credo che dovrebbe essere nelle mani di chi abbia altre possibilità di guadagno».
La prossima edizione conta trentasei concerti, scanditi nelle consuete tre serie, Smeraldo, Rubino e Zaffiro, e attesi il mercoledì, alle ore 21, nella sala Verdi del Conservatorio. Qualche violinista, ventiquattro orchestre, complessi da camera e un mare di pianisti tanto si potrebbe parlare di una stagione nella stagione.
Campeggia la figura dell’austriaco Rudolf Buchbinder, in confidenza con i musicisti di casa propria, Beethoven e Mozart in testa. E ancora, Grigory Sokolov, il pianista per anni in ombra e poi venuto alla ribalta prepotentemente, interprete geniale, forse il più completo della sua generazione (deve la sua prima volta italiana proprio alla Società). Così come è gradito il ritorno di Mikhail Pletnev nelle vesti di pianista (Pletnev è pure un raffinato direttore: da manuale le sue Sinfonie di Cajkovskij).
Fra i giovani di classe, il russo Kissin e fra i controcorrente, il pianista turco Fazil Say che oltre al Mozart classico farà conoscere una sua opera commissionata per l’Anno Mozartiano, un quartetto per pianoforte, soprano, ney (strumento a fiato) e kudum (percussioni). Nella “norma” il suo secondo recital. Compare poi un’appendice femminile con la russa e temperamentosa Olga Kern, Enrica Ciccarelli e Valentina Lisitsa.
Attorno a nomi che da tempo sono una garanzia, ruotano quelli di giovani pianisti in fase di affermazione come Lorenzo Di Bella, Orazio Sciortino, Mariangela Vacatello. Quanto al violino, ritornano Sergej Krylov, con il Primo concerto di Paganini, Pierre Amoyal, in coppia con la pianista Stefania Mormone e poi con il complesso di Losanna. Fra i giovani, Edoardo Zosi, figlio d’arte.
Salvatore Accardo verrà con la sua orchestra per un tutto Vivaldi e con la Stuttgarter Philarmoniker che dopo il Concerto in re minore di Khachaturian passa all’Italia di due Poemi sinfonici di Ottorino Respighi. Altra stella del violinismo italiano, Uto Ughi atteso per il Concerto di Brahms. Le orchestre sono perlopiù tedesche, «vengono tutte apposta per noi, nessuna è in tournée e questo le rende meno costose: si chiede all’istituzione di venirci incontro». In rappresentanza dell’Italia, ci sarà l’Orchestra della Rai, la Sinfonica Haydn, l’Orchestra da Camera di Accardo.
Nessun sponsor privato, del pubblico già s’è detto. Di che vive la Società? Di abbonamenti e una politica economica oculata. Che tradotto in cifre vuol dire «il tetto massimo di spesa che sono disposto a toccare anche per un artista di rango sono 10mila euro». Parola di Mormone.